Tsunami

Cosa succede e come funzionano le allerte in caso di tsunami

| Redatto da Meteo.it

Lo tsunami è una onda provocata da scosse di terremoto, frane sottomarine o frane costiere. Il termine è giapponese e significa letteralmente "onda del porto" dati i suoi devastanti effetti sulle comunità costiere del Giappone. Un tempo con il termine tsunami si consideravano le onde di marea, mentre oggi si intendono i maremoti generati da eventi sismici, frane sottomarine, frane costiere o dall'impatto nell'oceano di grandi meteoriti.

Queste onde si propagano dall'evento verso tutte le direzioni e possono viaggiare con velocità impressionanti, pensate che in mare aperto raggiunge i 700-900 chilometri all'ora. In mare aperto l'onda è impossibile da vedere: le imbarcazioni non avvertono nessuna variazione del livello del mare dato che l'onda si estende per centinaia di chilometri con una altezza di pochi centimetri. Anche dall'alto è praticamente impossibile da vedere. 
Nel suo progressivo avvicinamento alla costa, l'onda rallenta e aumenta di altezza. Secondo gli esperti della NOAA nella storia ci sono state onde che hanno raggiunto altezze record di 30 metri. Escluso questo caso isolato, altezze di 3-4 metri risultano più frequenti e comunque molto distruttive. Le onde di tsunami sono diverse e possono colpire la terre ferma con intervalli che spaziano dai 5 ai 90 minuti. La prima onda di solito non è la più intensa. L'impatto degli tsunami sulle zone costiere dipende da moltissimi fattori: dall’angolo di avvicinamento alla costa, dalla geografia della linea costiera e dalla pendenza del fondale marino.

Tsunami | NEWS METEO.IT

Per avvertire gli abitanti della costa esistono due allerte. La prima è lo Tsunami Warning, diramato in tutte le zone in cui è previsto e imminente uno tsunami. Questa allerta viene diramata sulla base dei primi dati che arrivano del terremoto.. Per i terremoti di magnitudo 7.0 o superiori l'allarme tsunami viene diramato su tutte le zone costiere a 2 ore (sulla base della velocità dello tsunami) dall'epicentro.  

Se la magnitudo è di 7.5 o superiore l'allarme viene esteso anche alle zone a 3 ore di distanza. In un secondo momento, analizzando i dati dell'eventuale tsunami, l'allarme può essere cancellato, ampliato o ridotto. 
La seconda è lo Tsunami Watch: questo tipo di allarme viene diramato nell'area immediatamente nelle vicinanze delle zone in cui è attivo lo tsunami warning. L'ampiezza del territorio incluso dipende dalla magnitudo del terremoto.

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Lo tsunami che ha portato più distruzione in tutti i paesi affacciati sul Pacifico nella storia recente è quello che si è generato dopo il terremoto del 22 maggio del 1960, a largo della costa in Cile. Lo tsunami provocato da questo terremoto ha raggiunto la costa del Cile e ha distrutto gran parte delle città costiere tra il 36° ed il 44° parallelo.

Le vittime dello tsunami e dei terremoti furono due mila, con 3 mila feriti. Due milioni di persone persero la propria abitazione. Le onde dello tsunami raggiunsero i 20 metri di altezza a largo della costa cilena. Le onde raggiunsero anche le Hawaii, le Filippine ed il Giappone causando centinaia di morti.

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Tutti ricordiamo lo tsunami del 26 dicembre del 2004, provocato da un terremoto di magnitudo 9.3 a nord-ovest dalla costa di Sumatra, in Indonesia. Più di  228 mila persone persero la vita. Lo tsunami investì Thailandia, Malesia, Sri Lanka, India, Africa e Maldive. 

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