Neve sul Centro Italia: è stata una delle più importanti nevicate degli ultimi 100 anni

Su tutta la superficie dell'Abruzzo una media di quasi 20 milioni di tonnellate di neve. L'analisi dell'evento dai meteorologi di Meteo.it

| Redatto da Judith Jaquet

Novantasei ore. In questo arco di tempo l’Appennino centrale ha vissuto una delle nevicate più importanti degli ultimi 100 anni, dopo quelle del 1956 e del 2012. L’entità  di questo evento era stata prevista dai principali modelli matematici a cui fanno riferimento i meteorologi di Meteo.it. Dopo le abbondanti nevicate registrate nei giorni intorno all’Epifania, un nuovo vortice ciclonico si è posizionato tra sabato 14 e domenica 15 nel cuore del Tirreno, favorendo un fenomeno, da qualcuno denominato Adriatic Sea Effect Snow, paragonabile al Lake Effect Snow che si verifica nella zona dei Grandi Laghi: le correnti gelide di origine artica - afferma il meteorologo di Meteo.it Simone Abelli -  scorrendo sulla superficie del mare  umidificano e instabilizzano lo strato d’aria fino a creare striature nuvolose parallele, con nubi di dimensioni via via più grandi che si caricano di precipitazioni. L’effetto viene amplificato dallo sbarramento offerto dall’Appennino che incrementa l’intensità delle precipitazioni. In quei giorni la temperatura superficiale dell’Adriatico era intorno a 15°C e quella della gelida massa d’aria in arrivo di -15°C a circa 1500 metri di altezza: una miscela “esplosiva” per il fortissimo contrasto termico.

Ma quanta neve è caduta in Abruzzo, la regione più colpita dalle nevicate? Il meteorologo Daniele Izzo ha fatto due conti: “mediando tra le zone costiere, dove al massimo la neve ha imbiancato per pochi centimetri, e le zone appenniniche di media-alta quota, dove si sono superati anche i 2 metri, è ipotizzabile che tutta la superficie dell’Abruzzo (10.832 km2) sia ricoperta da mediamente 1 metro di neve. Considerando che la densità della neve fresca oscilla tra 80 e 200 kg/m3, il peso complessivo è stimabile in quasi 20 milioni di tonnellate. Immaginando di sciogliere tutta questa neve otterremmo una quantità di acqua equivalente di 20 milioni di litri. Fortunatamente nel corso della prossima settimana le temperature non subiranno rialzi importanti ma rimarranno su valori invernali non lontani dalle medie stagionali e questo favorirà uno scioglimento lento e graduale della neve senza provocare un improvviso e pericoloso innalzamento di fiumi e torrenti. Tuttavia in Appennino il rischio idrogeologico sarà molto alto a causa del pericolo valanghe”

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Secondo il meteorologo Andrea Giuliacci “i dati di cui disponiamo fanno pensare, almeno per alcune aree dell’Abruzzo, a un evento eccezionale e paragonabile a quello del 2012. Si tratta di un evento molto probabilmente legato all’estremizzazione del clima: la perturbazione è rimasta bloccata per un periodo insolitamente lungo sempre nella stessa posizione e il forte contrasto termico tra aria assai gelida e il Mediterraneo tiepido ha creato le condizioni ideali per nevicate incredibilmente abbondanti. Questo contrasto è sicuramente maggiore oggi rispetto a quello che si osservava normalmente un tempo”

È ancora oggetto di studio se e come il riscaldamento in atto, più marcato nelle regioni artiche, influisca sulle caratteristiche della circolazione atmosferica delle medie latitudini e in tal modo anche sulla frequenza o sull’intensità degli eventi meteo estremi.

Una delle teorie più recenti - conclude il meteorologo Flavio Galbiati - suggerisce che il più rapido riscaldamento in atto alle alte latitudini provocherebbe un indebolimento del gradiente di temperatura in direzione nord-sud (cioè polo-equatore) e quindi un’attenuazione dell’intensità delle correnti che soffiano da ovest verso est, generate proprio da questo “motore termico”. Come conseguenza si avrebbe un rallentamento nella propagazione verso est delle onde planetarie (onde di Rossby) le quali, viaggiando più  lentamente (o addirittura diventando quasi stazionarie), provocherebbero condizioni meteorologiche più persistenti e quindi più estreme (per esempio a causa della lunga persistenza in una certa area di masse d’aria molto calde o molto fredde).

Davanti all’estremizzazione del clima e agli effetti del riscaldamento globale non possiamo che proseguire ancora più motivati nel nostro lavoro: è necessaria una presa di coscienza collettiva, a partire dalle generazioni più giovani, sulle fragilità e peculiarità del nostro Paese, meraviglioso e ferito. 

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