Inquinamento alimentare, i cibi con più pesticidi

Una guida stila la classifica della contaminazione della frutta e della verdura che mangiamo

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Al primo posto ci sono le fragole. Poi, e seguire, spinaci, pesche nettarine, mele, pesche normali, pere, ciliegie, uva, sedano e infine pomodori. Sono queste le sostanze che assorbono maggiormente i pesticidi secondo la Shopper's Guide to Pesticides in Produce. La guida che dal 2008 esamina la contaminazione della frutta e della verdura si basa su più di 35mila campioni testati dal Dipartimento per l'agricoltura e l'alimentazione americano e la Drug Administration degli Stati Uniti. Per questa classifica sono stati esaminati 48 prodotti tra i più popolari sulle tavole di tutto il mondo. Le analisi per altro vengono fatte una volta che i cibi sono stati preparati, quindi dopo che i prodotti sono stati lavati, eventualmente sbucciati e quindi cucinati. Nonostante tutto però residui di pesticidi risultano rilevanti su molti frutti e verdure.

Agricoltori mentre distribuiscono pesticidi

Cosa mangiamo insieme alla frutta e alla verdura

A cominciare dal glifosato. Il glifosato, tecnicamente, è un erbicida totale, non selettivo. È stato creato dalla Monsanto ma dal 2001 il brevetto è scaduto, e quindi viene liberamente prodotto e usato in modo massiccio nell’agricoltura, finendo non solo nell’ambiente ma anche in buona parte della frutta e della verdura che consumiamo. Secondo l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) questa sostanza non può essere considerata cancerogena, ma Greenpeace cita l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che ha classificato il glifosato tra le sostanze “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. Ma il glifosato non è l'unico pesticida a finire nei vegetali che si consumano abitualmente. Il consiglio resta quello di consumare alimenti bio, più costosi, che quindi potrebbero scoraggiare il consumo di frutta e verdura. Tuttavia l'ultimo rapporto pubblicato dall'Efsa (l'European food safety authority) relativo al 2015 ha messo in evidenza che gli alimenti consumati in Europa continuano a essere in gran parte privi di residui di pesticidi, o comunque ne contengono quantità che rientrano nei limiti di legge.

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