Freddo intenso: come reagiscono il nostro corpo e la nostra psiche

Perchè i primi a gelarsi sono mani, piedi e naso? Fino a quanti gradi può arrivare la temperatura corporea? Tutti i dati

| Redatto da Anna Maria Girelli Consolaro

Stiamo vivendo una tra le ondate di freddo più intense degli ultimi decenni. A causa del gelo artico che in questo inizio di gennaio si è abbattuto sul Centrosud Italia, le temperature sono risultate talmente basse da veder polverizzati molti record sia di minima che di massima. Ma quali sono, esattamente, gli effetti del freddo sul corpo umano, e quali conseguenze ci sono per la salute? Il primo effetto immediato di un abbassamento repentino della temperatura corporea in seguito a un’esposizione al freddo intenso presente nell’ambiente esterno è quello dell’assideramento. Per questo è assolutamente sconsigliata tale esposizione, soprattutto per i soggetti più a rischio quali bambini e anziani. Da evitare anche l’attività fisica all’aperto, seppur praticata da persone non a rischio. Il restringimento dei vasi sanguigni causati dal freddo, inoltre, facilita la possibilità di attacco cardiaco. Ci sono poi altri effetti che possono impattare direttamente sulla salute, quali il rischio di scivolare sul terreno ghiacciato piuttosto che problemi alla pelle conseguenti al suo immediato seccarsi. Il risvolto della medaglia, nel momento in cui si opta per il soggiornare in ambienti chiusi, è dato dal fatto che tali ambienti favoriscono la diffusione di virus influenzali.

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È noto come, a congelarsi prima di tutti, siano mani, piedi e naso. Ciò è dovuto al fatto che l’ipotalamo (la regione del cervello deputata a svolgere la funzione di “termostato” del nostro corpo) protegge innanzitutto gli organi vitali, ossia cuore e polmoni. Il flusso del sangue viene pertanto dirottato nella parte centrale del nostro corpo, “tralasciando” momentaneamente le estremità, che di conseguenza diventano immediatamente più fredde. Il sangue viene inoltre indirizzato ai reni, con conseguente sensazione di dover urinare. L’“intelligenza” intrinseca nel nostro corpo induce poi il ben conosciuto tremore, che altro non è se non un mezzo per produrre meccanicamente calore attraverso l’attività muscolare. Naturalmente, tutti questi “strumenti” servono a difenderci dal freddo fino a un certo limite, oltrepassato il quale sopraggiunge la morte. La temperatura del nostro corpo si aggira intorno ai 37 gradi. Un abbassamento di 2 gradi basta ad alterare la nostra coscienza e a modificare il battito cardiaco. Il decesso, solitamente, sopraggiunge ai 24 gradi corporei: ci sono casi, però, di persone sopravvissute con temperature molto più basse. Ci sono, inoltre, fattori che favoriscono l’ipotermia, anche se la temperatura esterna è relativamente alta: tra questi, l’umidità e il vento sono senz’altro i primi.

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Il freddo ha effetti diretti non soltanto sul nostro corpo, ma anche sul nostro cervello. Recenti studi hanno per esempio dimostrato che le persone diventano meno socievoli alle basse temperature (se questo si somma, per esempio, alla notevole mancanza di luce durante il giorno nei Paesi del Nord, si comprende perché alle alte latitudini siano più diffuse le patologie legate a stati depressivi). Dall’altra parte, è noto come il caldo intenso crei grandi difficoltà al funzionamento del cervello: ecco perché, per esempio, le decisioni complesse riportano risultati più soddisfacenti se prese in un ambiente freddo piuttosto che caldo. Certo, non tutti sappiamo resistere al freddo in modo uguale. La capacità del fisico di resistere alle basse temperature è legata soprattutto a fattori genetici: gli abitanti di regioni caratterizzate da clima rigido, infatti, presentano un metabolismo cellulare particolarmente avanzato grazie ad alcune varianti del dna dei mitocondri, ossia le “centrali energetiche” della cellula.

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Bisogna, infine, sfatare alcuni “miti” legati al freddo. Che sia bene nutrirsi e dissetarsi prima di esporsi alle basse temperature è vero: in tal modo, infatti, non si resta privi di energia. Il sentire, però, un maggior appetito col freddo altro non è che un retaggio della nostra evoluzione: per i nostri antenati, infatti, era consigliabile procacciarsi molto cibo durante i periodi più freddi per non restare senza scorte. Da sfatare, invece, la convinzione che bere bevante alcoliche favorisca un aumento della temperature corporea: la sensazione di calore è soltanto illusorea. Anzi, l’alcool, favorendo la dilatazione dei vasi sangugni, fa sì che affluisca più sangue verso la pelle e meno verso gli organi vitali, aumentando così il rischio di iportermia. Bene, invece, l’indossare protezioni per la testa come cappelli e cuffie, sebbene non sia vero il fatto che il 40% del calore venga disperso attraverso il capo. Anche nel caso di ondate di gelo e freddo intenso, dunque, a valere è sempre il principio del sano buonsenso, rigorosamente unito a una corretta e costantemente aggiornata informazione.

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