Curiosity nel cuore del lago marziano

Il rover della Nasa in esplorazione nel cratere Gale ha trovato testimonianze della presenza d’acqua per periodi molto lunghi della storia di Marte. Ma questo è in contraddizione con i modelli climatici.

Anche se un geologo in carne e ossa si fosse trovato di fronte all’affioramento di rocce in cui si trovava pochi giorni fa il rover della Nasa Curiosity, avrebbe strabuzzato gli occhi. In realtà le macchine fotografiche del rover hanno scoperto che sopra un pacco di strati composti da materiale molto fine, chiamati peliti, e forse derivate dalla compattazione di argille, si appoggiava uno strato di materiale più grossolano, che i geologi chiamano arenarie. Quel pacco di arenarie era sinceramente un po’ fuori luogo, al che i geologi hanno chiesto al rover di muoversi un po’ qua e un po’ là per vedere se facendo ulteriori analisi si poteva dare una spiegazione a quell’anomalia.

Curiosity nel cuore del lago marziano | NEWS METEO.IT

Il pacco di rocce formato da peliti, materiale fine, nella parte sottostante e da arenarie, materiale grosso come la sabbia, nella parte sovrastante Crediti: Nasa

Non è stato facile dare una risposta a quanto osservato, tuttavia negli ultimi giorni è stata avanzata una proposta molto interessante. Spiega Sanjeev Gupta, un ricercatore del team di Curiosity che ha pubblicato la sua analisi sulla rivista Science: “Quelle rocce sono la testimonianza di sedimenti depositati da torrenti e fiumi che scorrevano sul bordo del cratere Gale (al cui interno si trova Curiosity) proprio nel punto in cui i fiumi stessi formavano un delta ramificato che al termine andava a formare dei laghi”.

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Gli strati di rocce che testimoniano la presenza di delta di fiumi che finivano ad alimentare dei laghi. Sullo sfondo le pendici del Monte Sharp, composto da strati di rocce formatesi in ambiente lacustre. Crediti: Nasa

Non è ancora chiaro tuttavia, se il materiale più grossolano che sta sopra quello più fine - osservato da Cruiosity - fosse il risultato di un momento in cui un fiume era più impetuoso e quindi in grado di portare materiale più grosso oppure se in un momento in cui si ritirò il lago un fiume scavò un piccolo canyon al cui interno precipitò del materiale grossolano poi ricoperto da quello più fine. Sta di fatto che quel che si osserva è la fotografia di qualcosa che avvenne almeno tre miliardi di anni fa e oggi è ancora ben conservato e mostra l’interfaccia complessa tra i fiumi e i laghi di quel tempo. Se i fenomeni avvenuti su Marte impiegarono i medesimi tempi che gli stessi fenomeni geologici richiedono qui sulla Terra, quello spicchio di storia richiese da 10.000 a 10 milioni di anni per formarsi. Ciò significa che le condizioni ambientali per sostenere l’acqua liquida, con l’evaporazione conseguente, le piogge e le nevicate dovette sussistere molto a lungo.

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Una carta topografica di Marte. Si nota come il nord del pianeta sia molto più liscio delle aree a sud. Si ipotizza che tette le aree azzurro-blu fossero state ricoperte da mari. Il Gale Crater è il cratere sove si trova attualmente il rover Curiosity. Crediti: Nasa

Purtroppo però i modelli climatici di Marte non sono riusciti al momento a confermare periodi di tempo così lunghi con condizioni climatiche adatte allo scorrere dell’acqua. Secondo tali modelli infatti, la temperatura di Marte fu sempre tale da non permettere per tempi molto lunghi un ciclo dell’acqua così come lo conosciamo sulla Terra. Secondo i geologi tuttavia, ai meteorologi manca ancora qualcosa per far tornare i conti, perché non c’è dubbio che le rocce parlano chiaramente di lunghissimi periodi umidi.

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Pubblicato da Meteo.it il 12 ottobre 2015

Redattore Scientifico - Luigi Bignami  

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