"World Water Web": tutto quel che si dice in rete sull'acqua

Il tema dell’acqua sul web. È quello scelto dalla eAmbiente Group, una delle più importanti società italiane di consulenza e progettazione ambientale per presentare Pianeta Acqua, l’imponente palinsesto di convegni realizzato in occasione di Aquae Venezia 2015, ossia l’esposizione universale parallela ad Expo 2015 interamente dedicata all’acqua. eAmbiente Group, affiancato da Symbola- Fondazione per le Qualità italiane, ha infatti realizzato la ricerca World Water Web. “Abbiamo voluto porci innanzitutto in una condizione di “ascolto” rispetto a quello che la gente comune dice in rete su un tema che ci sta particolarmente a cuore- afferma Gabriella Chiellino, Presidente di eAmbiente Group-. L’acqua, o ancora più precisamente la mancanza di acqua, rappresenta uno tra i principali argomenti che i forum internazionale sull’ambiente affrontano regolarmente. Parliamo di un tema che, addirittura, precede quello relativo all’anidride carbonica. La mancanza d’acqua, così come l’acqua sporca o l’acqua salina, rappresenta la privazione di un bene indispensabile alla vita. Non c’è nulla di più essenziale alla vita dell’acqua. Come ricordato dalle Nazioni Unite nella giornata mondiale dell’acqua celebrata lo scorso 22 marzo 2015, questa risorsa è fondamentale per garantire lo sviluppo sostenibile del Pianeta. Senza acqua non ci sarebbe agricoltura e, di conseguenza, nemmeno cibo”.

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I dati parlano da soli. Il settore primario risulta responsabile del 70% del consumo idrico globale; per produrre una sola caloria di un alimento, invece, occorrono da 1 a 100 litri. E alquanto rilevante, specialmente in questi mesi che vedono in corso un’Expo interamente dedicata al tema della nutrizione, arriva la stima in materia proprio di nutrizione: entro il 2050, per sfamare tutta la popolazione mondiale, la produzione alimentare dovrà aumentare del 60%. 

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“Questo primo estratto si basa quindi sulla sentiment analysis: si tratta di un metodo di analisi qualitativa delle conversazioni web- spiega la Dott.ssa Chiellino- che permette di capire cosa pensano i naviganti di un determinato argomento. In un anno, sono state registrate 2.979.238 conversazioni in lingua inglese e 142.483 in lingua italiana riguardanti il tema acqua. Il primo elemento che emerge è una consapevolezza diffusa rispetto alle sfide che ci attendono: far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico, conciliare sviluppo economico e tutela dell’ambiente, gestire in modo sostenibile una risorsa che sta diventando sempre più scarsa”.

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Entro il 2025, infatti, ben un miliardo e 800 milioni di persone soffrirà di scarsità idrica assoluta, mentre due terzi della popolazione mondiale potrebbero trovarsi in condizione di stress idrico. Una situazione davvero drammatica, cui fa però da contraltare l’atteggiamento generale di fiducia. A livello globale, infatti, il 60% dei commenti espressi è positivo (parliamo sempre di conversazioni fatte in inglese). La fiducia dell’Italia sull’acqua, inoltre, è maggiore di quella espressa nelle conversazioni in inglese negli altri Paesi: il 70% dei commenti sul tema dell’acqua nella nostra nazione è positivo, il 30% negativo.

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Interessante notare come Facebook, col 28% delle conversazioni, si dimostri il principale luogo di conversazione (anche) sui temi legati all’acqua: seguono Twitter (27%) e l’universo delle notizie on line (21%): meno significativi, a tal proposito, blog e forum vari. Dopo gli Stati Uniti, l’Italia è anche il secondo Paese per attenzione al tema dell’acqua (“water sensitiveness”): arrivano poi, nell’ordine, Gran Bretagna, Canada e Australia. Ecco quindi i temi più ricorrenti, sempre in ordine decrescente, nelle conversazioni mondiali sull’acqua: salute, qualità dell’acqua, energia, monitoraggio dell’acqua, risorse idriche, sviluppo, igiene e servizi sanitari, pesca, idranti della polizia, approvvigionamento idrico.

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In Italia i temi sull’acqua più discussi, seguendo il medesimo ordine, sono: quelli legati al benessere psico-fisico, tecnologie avanzate per il riciclo dell’acqua in campo industriale, alimentazione, inquinamento di falde e pozzi, scarsa qualità dell’acqua, Expo 2015, impoverimento causato da cambiamenti climatici, tecnologie avanzate di irrigazione e irrigazione sostenibile, tecniche per il riciclo dell’acqua in campo civile, spreco a causa di una rete idrica inefficiente. Infine, i dati su come si parla in Italia dell’acqua. Se ne parla bene per: alimentazione, salute e benessere (58,7%), tecniche per il riciclo dell’acqua (21,8%), raccolta, distribuzione e uso efficiente dell’acqua (9,8%), acqua ed Expo 2015 (7,9%), produzione efficiente e pulita di energia (1,8%). Se ne parla male, invece, per: paura e insicurezza sulla qualità dell’acqua (53,2%), impoverimento delle risorse idriche (20,2%), spreco delle risorse idriche (16,7%), acqua come bene pubblico/gratuito (10%).

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Ma quanto è durata questa imponente ricerca sul web? “Abbiamo iniziato nel novembre scorso- dice- finendo a maggio. Dunque, circa sei mesi di lavoro”. Un imponente lavoro, che ha avuto anche il merito di far emergere con chiarezza e puntualità lo strettissimo, se non inscindibile, legame che vi è tra acqua ed energia. “Senza acqua non produciamo energia- sottolinea la dott.ssa Chiellino-. Persino le centrali che producono energia da fonti non rinnovabili vivono d’acqua. La prima fonte rinnovabile di produzione di energia elettrica al mondo arriva proprio dall’idroelettrico. E chiunque, oggi, al mondo associa il tema dell’acqua a quello dell’energia. Lo strettissimo legame che sussiste tra acqua ed energia è stato anche sottolineato dall’Unesco in occasione del Forum 2014, intitolato proprio “Acqua ed Energia”: le previsioni parlano di un 30% della popolazione mondiale che, entro il 2025, potrebbe restare senz’acqua e, dunque, senza energia”. Un dato drammatico, che la Presidente di eAmbiente Group fronteggia proponendo soluzioni concrete. Due le vie, entrambe da intraprendere necessariamente: una sensibilizzazione collettiva e la tecnologia innovativa. “La gente deve sensibilizzarsi: bisogna sapere, per esempio, che molta acqua, in Italia, da un certo punto di vista è “importata”. Un chilo di caffè, per esempio, richiede 18.000 litri d’acqua in fase di piantagione. Quindi, tramite il caffè, noi “importiamo” la responsabilità dell’acqua utilizzata nella sede delle piantagioni, ovvero in Brasile. Ma questo pochi lo sanno: perciò dobbiamo aumentare il senso di responsabilità. Serve poi una tecnologia innovativa che consenta di diminuire il consumo d’acqua da una parte, e di recuperare l’acqua dall’altra”. Ecco dunque la necessità di portare formazione e innovazione nell’ambito del recupero dell’acqua in agricoltura. “Nei nostri convegni- prosegue- abbiamo inserito la proposta dell’etichetta idrica: un’etichetta, cioè, che oltre a elencare ingredienti o materiali, fornisca indicazioni su quanta acqua serve per realizzare un determinato prodotto o alimento. Abbiamo inoltre rieditato per Expo un volume interamente dedicato all’acqua”. Ma oggi, in merito a questo, possiamo permetterci di essere ottimisti oppure no? “Direi proprio di sì- afferma, con decisione, la dott.ssa Chiellino-. Pensiamo a questo: l’Italia è il primo Paese al mondo per consumo di acqua in bottiglia. Una volta, per fare un litro d’acqua, se ne utilizzavano 7-8. Poi, la competizione tra le aziende di beverage, ha ridotto quel numero a solo 1, 6. È necessario, dunque, creare una competizione globale tra le aziende: e l’etichetta idrica, in questo senso, è fondamentale”.

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E proprio questo è il concetto che, forse, maggiormente spicca in World Water Web: ossia di come la sfida, oggi, sia costituita dalla nostra capacità di gestire i bisogni degli ecosistemi e quelli della popolazione umana in maniera bilanciata, coinvolgendo tutti i settori della società: governi, produttori e consumatori. “E’ necessario- conclude la Presidente Chiellino- consumare meno e soprattutto meglio. I cittadini possono decidere di adottare dei comportamenti di acquisto e di consumo più responsabili e orientati alla sostenibilità. Le imprese possono migliorare l’efficienza idrica dei propri processi produttivi, ottenendo le stesse quantità di prodotto ma consumando meno acqua, con una conseguente diminuzione dei costi di produzione. I governi possono promuovere, attraverso policy mirate, la riduzione degli sprechi dovuti alle infrastrutture distributive inadeguate e l’adozione di strumenti per contabilizzare l’uso delle risorse idriche nel settore privato e fra i cittadini, includendo questa contabilità negli obiettivi ambientali nazionali e internazionali. Trasversali e di supporto all’azione di questi tre soggetti, le tecnologie per il risparmio idrico, oggi fondamentali per rendere più efficiente l’utilizzo dell’acqua, saranno al centro della nostra prossima ricerca”.

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Pubblicato da Meteo.it il 13 luglio 2015

Redatto da Anna Maria Girelli Consolaro

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