Ragni più piccoli, farfalle più grandi: gli invertebrati stanno cambiando dimensione

Il riscaldamento globale e l’urbanizzazione sono alla base delle mutazioni di taglia che insetti, ragni e crostacei subiranno presto.

| Redatto da Anna Maria Girelli Consolaro

Insetti, lombrichi, ragni, molluschi e crostacei sempre più piccoli, o sempre più grandi, a causa dei cambiamenti climatici. Ma non soltanto. Le mutazioni di dimensioni degli invertebrati saranno determinate anche dal grado di urbanizzazione. La notizia arriva da una ricerca internazionale curata dall'Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ise) in collaborazione col Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi (Dbios) dell’Università di Torino. Lo studio, portato avanti in Belgio e realizzato grazie ai fondi stanziati dal Governo belga, è stato pubblicato sulla rivista Nature.

Sono dieci i gruppi di invertebrati ad essere stati analizzati in habitat terrestri e acquatici caratterizzati da temperature diverse in base al grado di urbanizzazione: in città la temperatura media risulta infatti più elevata, mentre gli habitat naturali si contraddistinguono per valori termici più bassi. Negli habitat agricoli, infine, le temperature risultano intermedie.

Quali sono, dunque, le conseguenze dirette della temperatura sulle dimensioni corporee di queste comunità di piccoli animali? Temperature più alte causeranno in insetti, ragni e crostacei misure sempre più piccole. Tutto ciò perché una temperatura dell’ambiente più elevata favorisce un metabolismo più veloce e, in tal modo, le piccole specie si riscaldano prima di quelle più grandi, raggiungendo così temperature corporee idonee per la loro vita. Sono proprio gli invertebrati a subire maggiormente gli effetti di questi meccanismi.

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Foto iStock/getty Images

Per farci un’idea, si pensi che la riduzione della taglia corporea nei crostacei ostracodi potrebbe essere di circa il 15%, nei coleotteri e nei ragni erranti del 20%, per arrivare addirittura al 45% (dunque, una riduzione di quasi la metà rispetto alla dimensione originale) nei crostacei coleotteri. Questi ultimi rappresentano una parte fondamentale del plancton d’acqua dolce. Ecco quindi come le variazioni delle misure corporee degli invertebrati avranno dirette conseguenze su sistema preda-predatore. Tutti gli animali che si cibano di insetti, come i piccoli mammiferi o gli uccelli, dovranno “lavorare” molto di più, investendo così più energia, per nutrirsi: avranno infatti bisogno di catturare un numero maggiore di prede, essendo queste ultime diventate più piccole.

Il rapporto urbanizzazione-riduzione di dimensioni, però, non è sempre applicabile. Essendo presente in città una grande frammentazione degli habitat, che vanno dalle piccole aree naturali alle zone interamente antropizzate, si registrerà all'opposto un aumento nelle dimensioni di alcuni insetti. Già oggi, ad esempio, si ritrovano in città farfalle diurne del 10% più grandi di quelle di un tempo: falene notturne, grilli e cavallette risultano più grandi del 20% rispetto al passato. A causa proprio della frammentazione degli ambienti, in tal caso - nonostante le temperature più elevate - in città sopravvivono con maggior facilità gli invertebrati con misure maggiori.

Non è da escludere che l’“isola termica” (o “isola di calore”), attualmente caratteristica precipua degli agglomerati urbani, in futuro non si presenti anche negli fuori dalle città: le temperature, insomma, sono destinate ad aumentare anche all’esterno dei centri urbani. Gli animali a sangue caldo, ossia i mammiferi e gli uccelli, che teoricamente non dovrebbero risentire direttamente di temperature più alte di pochi gradi, subiranno così i pesanti effetti del riscaldamento globale proprio a causa della perdita delle prede. Lo studio pubblicato su Nature evidenzia pertanto, ancora una volta, quanto sia di fondamentale importanza pianificare al meglio l’urbanizzazione e, all'interno delle città, aumentare numero e grandezza delle aree verdi.

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