Gli anni senza estate: i vulcani influenzano il clima

Il 1816 fu un periodo climaticamente memorabile.  Il freddo e le piogge dominarono la scena per molti mesi nell’emisfero settentrionale e ciò causò carestie e gravi danni ai raccolti. Ad esempio in Spagna nell’estate di quell’anno non si andò oltre i 15°C. Per questi motivi il 1816 viene comunemente definito l’anno senza estate
Diversi giornali dell’epoca hanno riportato questa situazione, ad esempio  nelle pagine del Boston Independent Chronicle del 17 giugno 1816 troviamo questa curiosa testimonianza: ” Il 5 giugno c’è stata una mattinata calda, seguita da forti piogge nel pomeriggio, accompagnate da tuoni e lampi, con venti freddi da nord-est. Il 6, il 7 e l’8 giugno i fuochi nei camini delle nostre case erano molto gradevoli.“

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Anche nel 1258 le cronache medioevali riportano una situazione analoga. Frate Richer, un monaco che viveva a Senones nell’abbazia benedettina di San Pietro, nei Vosgi in Lorena, ora in Francia ci ha tramandato il racconto dettagliato di cosa successe: ”I raggi del sole riscaldavano appena la terra, nuvole e nebbie piovose furono così frequenti che sembrava di essere in autunno. Il fieno non poteva essere raccolto a causa delle piogge incessanti, le messi erano abbattute e si poterono raccogliere solo a settembre ma nei granai le sementi marcirono”.

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Questi due eventi climatici, così lontani nel tempo, sono legati da una causa comune
Nell’aprile del 1815 avvenne una esplosiva eruzione del vulcano Tambora, nell’isola di Sumbawa, nell’attuale Indonesia. 
Questa eruzione proiettò nella stratosfera una enorme quantità di gas, polveri e ceneri che diffondendosi intercettarono la radiazione solare, impedendo così ai raggi solari di riscaldare in modo adeguato il suolo.  

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Pochi giorni fa è stato svelato anche l’enigma  che avvolgeva  l’anno 1258.  
Da oltre trent’anni  i vulcanologi studiano  il contenuto delle carote di ghiaccio estratte in Groenlandia e in Antartide e hanno potuto evincere che in  corrispondenza della metà del XIII secolo si era verificata un’anomala concentrazione di solfati nell’atmosfera., segno chiaro  di un’enorme eruzione, che aveva causato anche una brusca diminuzione delle temperature. 
Recentemente un gruppo di scienziati guidato da Franck Lavigne, docente di geografia fisica all’Università Parigi-1, ha identificato il responsabile di questo mutamento climatico: si tratta del  Samalas, in Indonesia, che erutto violentemente proprio nel 1257.

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