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Un quinto dell’Italia a rischio desertificazione

L'allarme lanciato dal WWF. Le regioni più esposte sono: Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia

| Redatto da Meteo.it

Sono previsioni fosche quelle firmate dal WWF e messe a punto dagli specialisti del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici - CMCC.
Entro fine secolo, nel nostro Paese, si potrebbe avere un incremento delle temperature tra i 3 e i 6 °C con conseguente riduzione, in diverse aree, delle precipitazioni.
Oggi - si legge nella nota - circa un quinto del territorio nazionale italiano viene ritenuto a rischio desertificazione. Di questo, poco meno della metà (il 41%) si trova nelle regioni dell’Italia meridionale, come: Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Ma il futuro è poco roseo e potenzialmente siccitoso anche per regioni come l’Emilia-Romagna, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo.
Già ora, denuncia il WWF, si sta verificando un "incremento della temperatura senza precedenti" con un calo delle precipitazioni annuali, con estati più secche, e inverni più umidi, in particolare, nelle regioni settentrionali.
Il rischio, denunciano gli esperti dell'associazione ambientalista, è che su un territorio complesso e idrogeologicamente fragile come quello italiano, questi fenomeni portino a una maggior frequenza ed entità di frane, alluvioni e magre dei fiumi, con effetti importanti per l’assetto territoriale e i regimi idrici.

deserto sahara

Il futuro è fosco, ma il presente non è migliore

Secondo i dati più recenti disponibili in Italia, abbiamo una quantità di risorse idriche rinnovabili corrispondente a circa 116 miliardi di metri cubi mentre i volumi di acqua effettivamente utilizzabili sono stimati attorno ai 52 miliardi di metri cubi.
Complessivamente, utilizziamo oltre il 30% delle risorse rinnovabili d’acqua disponibili nel nostro Paese che sono ben superiori alla soglia del 20% indicata dall’obiettivo europeo: per questo, l’Italia è indicato dall’OCSE come Paese soggetto a stress idrico medio-alto che, inoltre, presenta una forte disomogeneità rispetto alla distribuzione delle risorse idriche e al loro fabbisogno.
Dai dati ISTAT sulle diverse tipologie di utilizzo della risorsa idrica, risulta che il prelievo dell’acqua potabile è in aumento (del 6,6% rispetto all’inizio della serie storica di 13 anni) e ammonta a 9,5 miliardi di metri cubi (il consumo medio giornaliero per abitante giunge a 228 litri).

Anche le oasi WWF sono a rischio

Nemmeno le storiche "oasi del WWF si salvano.
E la denuncia arriva proprio dall'associazione ambientalista secondo cui, dagli ultimi monitoraggi, è emerso che i livelli delle acque delle aree umide stanno calando e ci sono aree già secche.
Le falde si sono abbassate in più luoghi e la vegetazione di alcune aree gestite dal WWF sarebbe già in stress idrico avanzato. Questo ha spinto gli specialisti a studiare modalità di intervento per prevenire incendi o danni alla fauna.
Alcuni esempi delle Oasi in stato di sofferenza:

Riserva naturale di Ripa Bianca (Marche)
Pochissima acqua nel fiume.
Livello falda/lago molto basso.

Riserva naturale di Valle Averto (Veneto)
Attualmente la situazione è di allerta. In caso di scarsità d’acqua, potrebbero esserci seri problemi di anossia nei canali interni con la conseguente moria di pesce all'interno dell'oasi.

Oasi di Macchiagrande (Lazio)
Situazione molto critica; le specie vegetali nella lecceta - soprattutto gli allori - evidenziano stress idrico e termico notevole. Le pozze temporanee non si sono mai riempite, a testimonianza che la falda è molto bassa. Stagno con livelli d'acqua al minimo.

Riserva naturale degli Orti-Bottagone (Toscana) 
Il Bottagone è ai livelli di acqua dei primi di luglio, tempo un mese e sarà prosciugato. La parte più a sud è quasi del tutto in secca.

Monumento naturale Pian Sant’Angelo. (Lazio)
Stress idrico elevato del sottobosco, comprese le specie più mediterranee. Bacche e frutti (prugnolo, rosa canina...) secche prima di arrivare a maturazione. Le poche pozze di fango sono secche, la forra resiste solo per l'apporto di una piccola sorgente.

Oasi di Persano (Campania)
Situazione critica da metà maggio, con il livello del lago un metro e mezzo sotto il livello massimo.

Oasi di Alviano (Umbria)
Evidente stress idrico per le piante del bosco, ma la situazione in palude è ancora accettabile.

Riserva naturale Lago di Burano (Toscana)
Livello del lago molto basso Riserva naturale Laguna di Orbetello (Toscana). Pozze interne d’acqua dolce prosciugate. Piante con stress idrico.

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