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Rifiuti elettronici: i numeri di un caso da 50 milioni di tonnellate all'anno

Dall'enorme quantità di scarti che ogni anno finiscono nei paesi del terzo mondo ai 350.000 telefoni cellulari gettati via ogni giorno

| Redatto da Meteo.it

La chiamano "digital addiction" ed è la dipendenza del Ventunesimo secolo: quella dai dispositivi elettronici. Ogni giorno miliardi di persone in tutto il mondo comprano e usano le più svariate tipologie di prodotti come smartphone, tv, computer, consolle di gioco, drive usb, stampanti, lettori blu ray, lettori mp3 e altri gadget dotati di circuiti elettrici. L'idea positiva è quella di facilitare la vita nelle normali azioni quotidiane. Il risvolto negativo, la cosiddetta altra faccia della medaglia, è invece strettamente correlata all'usura di queste preziose apparecchiature che, molto spesso, finiscono per incrementare l'enorme quantitativo di rifiuti elettronici generati annualmente a livello globale.

Rifiuti elettronici

Milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all'anno

Ma a quanto ammonta il reale volume dei rifiuti elettronici prodotti ogni anno in tutto il mondo? Secondo Digital Doc, un'azienda che incoraggia il riciclo e la riparazione dei propri dispositivi, l'ammontare dell'e-waste generato ogni anno è di 50 milioni di tonnellate. Una cifra impressionante soprattutto se si considera che i prodotti riciclati rappresentano appena il 12,5% di tutti gli oggetti di cui decidiamo di disfarci. Il numero più importante è quello riguardante gli smartphone: su 7,2 miliardi attualmente in uso in tutto il mondo, circa 350mila sono quelli che vengono gettati via quotidianamente. Una pratica, questa, che oltre a infestare i paesi in via di sviluppo - dove solo nel 2014 sono state trasportate 41,8 tonnellate di rifiuti elettronici - contribuisce anche a uno spreco in termini di materie prime: è stato calcolato che il quantitativo di oro e argento che potrebbe essere recuperato dai cellulari buttati ogni anno negli Stati Uniti equivale a 60 milioni di dollari.

Nella sua infografica, Digital Doc, ha rivelato anche quella che è la frequenza media con la quale ci si libera di dispositivi elettronici che non funzionano più. I componenti che durano maggiormente sono i televisori, buttati via ogni 10 anni; seguono le stampanti, che finiscono nei rifiuti dopo 5 anni; in terza posizione i lettori musicali e i computer, con una vita media rispettivamente di 3 e 2 anni. Ma sono i cellulari, i grandi responsabili della crescita esponenziale di e-waste nel mondo: la frequenza con cui, in media, ci si sbarazza di loro è infatti di 18 mesi. Il che comporta anche la perdita di diversi materiali potenzialmente riciclabili, come il ferro e l'acciaio che formano il 50% dei rifiuti elettronici, seguiti dalla plastica col 21%, dai metalli non ferrosi come il rame, l'alluminio, l'oro, l'argento, il platino, presenti per il 13%, e altre tipologie di componenti che chiudono il cerchio con il 16%.

Cellulari rotti

In quanto ai paesi che accolgono la pattumiera elettronica del mondo, l'indagine di Digital Doc si limita a esaminare il caso statunitense, evidenziando come i rifiuti di questo genere che vengono prodotti in Usa finiscono per essere trasportati in paesi in via di sviluppo come Nigeria, Ghana, Pakistan, e all'interno del territorio di due colossi mondiali del calibro di India e Cina. È in questi luoghi che, spesso, i rifiuti elettronici vengono suddivisi in modo improprio. La plastica dei cavi, ad esempio, viene bruciata per estrarre il rame; i chip dei computer vengono immersi nell'acido cloridrico per ricavare l'oro; infine i bulbi delle lampade fluorescenti, contenenti sostanze potenzialmente tossiche, vengono spaccati e inceneriti. Queste e altre pratiche aumentano l'esposizione sia della popolazione che degli addetti ai lavori a elementi chimici dall'alto grado di tossicità e con proprietà cancerogene come il mercurio, il piombo, il cloruro di polivinile, il bario, la diossina, il nichel, il cromo e il cadmio.

Un cumulo di rifiuti elettronici su una spiaggia africana

Le buone pratiche per non inquinare

Esistono tante piccole regole che possono essere seguite per contribuire alla riduzione della quantità di rifiuti elettronici. Il primo passaggio è quello di seguire le istruzioni che lo stesso produttore fornisce per prolungare la vita dei dispositivi elettronici. Seconda regola è quella di non buttare subito ciò che non funziona più, ma tentare sempre la strada del recupero presso negozi specializzati nella riparazione. Sfruttare i programmi del ritiro dell'usato per trarre vantaggio, anche economico, dalla consegna di un dispositivo che i negozi riescono a ricondizionare per rivendere. Quarta regola è quella di non buttare un apparecchio ancora funzionante, ma di donarlo in beneficenza. Se le precedenti regole non sono applicabili il consiglio è quello di affidare i propri rifiuti elettronici ai soggetti o alle organizzazioni esperti della pratica della raccolta, trattamento e riciclo, per fare in modo che vengano recuperate le parti utili di ogni oggetto destinato alla discarica.

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