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Plastica nella catena alimentare? Colpa del suo odore che confonde i pesci

A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: ad ingannare i pesci non è la plastica in sé, ma la patina di alghe e altro materiale biologico che avvolge i detriti nel mare e che li fa profumare come cibo

| Redatto da Meteo.it

La plastica che finisce nello stomaco dei pesci, e di conseguenza anche sulle nostre tavole, non viene ingerita accidentalmente. Anzi, gli abitanti del mare se ne nutrono attivamente perché ingannati dal suo odore. A rivelarlo è uno studio pubblicato di recente sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: i microframmenti plastici, dopo essere stati in mare, assumono il profumo del cibo, traendo in inganno le narici degli animali acquatici.

Un pesce

L'esperimento dei ricercatori americani

Il  gruppo di ricerca che ha condotto lo studio, composto da ricercatori della Noaa, un’agenzia federale statunitense che si occupa di meteorologia, ha analizzato i comportamenti alimentari di ben 50 specie marine, concentrandosi soprattutto sulle acciughe. Ad alcuni banchi di queste ultime è stato proposto sia un alimento classico, ovvero il krill, piccolo crostaceo di cui si nutrono molte specie di pesci e uccelli acquatici, sia alcuni frammenti di plastica.

Rifiuti di plastica in una spiaggia

L'inganno della plastica "sporca"

Nel dettaglio, gli esperti hanno sottoposto alle acciughe due tipi di plastica: una pulita e una che invece era stata in ammollo nell'oceano, finendo per rimanere avvolta da alghe e da altro materiale biologico che avvolge i detriti nel mare, facendola profumare proprio come il cibo. Ai ricercatori, pertanto, non è rimasto che mettere in guardia sulle considerevoli implicazioni per le catene alimentari acquatiche e, di conseguenza, anche per la salute umana.

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