Nord Africa e Medio Oriente: nel futuro di fiumi e laghi solo polvere e terra secca

L’inefficiente gestione delle risorse idriche e l’instabilità politica alla base del progressivo seccarsi di molti fiumi e bacini idrici, tra cui il Nilo e il lago Hamoun

| Redatto da Anna Maria Girelli Consolaro

Il fiume Nilo rischia di ridursi a una lunghissima serpentina di sabbia, polvere e terra completamente secca. La minaccia arriva da una diga, la Renaissance, voluta dall’Etiopia. Una recente ricerca dell’Università del Cairo ha mostrato che, se l’Etiopia non collabora con l’Egitto nel riempire lo smisurato serbatoio, i danni per lo storico fiume africano saranno incalcolabili. Il Nilo rischia, insomma, di seccarsi inesorabilmente. Con ripercussioni drammatiche sull’intero comparto agricolo egiziano: basti pensare che un quarto dei lavoratori, in Egitto, sono impiegati proprio nell’agricoltura. Riempire il gigantesco bacino idrico (74 miliardi di metri cubi d’acqua, questa la sua capienza) nell’arco di tre anni porterebbe alla devastazione del 51% dell’agricoltura egiziana. Se il periodo di riempimento si prolungasse a sei anni, ne verrebbe colpito il 17% delle terre coltivate. Purtroppo, però, l’Etiopia non mostra alcuna intenzione a collaborare.

Una sorte, quella del fiume Nilo, che accomuna anche molti altri fiumi e laghi tra Africa e Asia. Basti pensare al lago Hamoun, tra Iran e Afghanistan: i suoi 4mila chilometri quadrati di acqua ora non sono che polvere, a causa di una diga costruita sul fiume Hirmand, che determinò un taglio completo del flusso d’acqua verso il lago Hamoun. Un tempo, in quelle terre, la gente viveva di caccia, pesca e agricoltura: oggi gli abitanti della zona sono terrorizzati dal sollevarsi dei venti, che possono causare tremende tempeste di sabbia.

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Anche il Mar Morto, al confine tra Israele, Palestina e Giordania, si sta riducendo a un ritmo incredibilmente veloce. Ogni anno il lago perde un metro del suo livello. Dal 1930 la superficie è diminuita di quasi il 50%, mentre il livello d’acqua ha perso ben 40 metri. Per riuscire a rendere stabile la situazione, bisognerebbe innestare 800 milioni di metri cubi di acqua ogni anno all’interno del bacino idrico. Purtroppo, però, le relazioni diplomatiche tra i Paesi interessati sono sempre alquanto tese: cosa che impedisce qualsiasi azione di salvataggio del lago. Lo stesso dicasi per il fiume Zayanderud a Esfahan, la storica città dell’Iran, ormai completamente secco da molti anni.

Il Medio Oriente e il Nord Africa (regione di Mena) sono le zone più povere d’acqua al mondo. Una situazione resa ancora più drammatica dall’inefficiente gestione delle risorse idriche presenti e dall’instabilità politica di tutta la regione. Lo scenario per il futuro è allarmante: il gruppo intergovernativo per i cambiamenti climatici prevede una diminuzione delle precipitazioni fino al 25% e un aumento della temperatura del 20% per la regione nel prossimo secolo. Si tratta, a pieno titolo, di zone “water-stressed”, laddove con questo termine si indica un Paese che non è in grado di soddisfare il bisogno essenziale della sua popolazione.
La Banca Mondiale ha fissato in 1.700 metri cubi di acqua la soglia annuale pro capite: nel 2014, gli abitanti di Mena avevano solo 549 metri cubi. Si tratta di una regione affollatissima: il 6% della popolazione mondiale risiede infatti qui. Soltanto una cooperazione tra i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente potrà portare a risultati concreti: ne va del futuro delle prossime generazioni.

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