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Oceani a rischio

Nel 2050 la quantità di plastica nell'oceano potrebbe raggiungere quella dei pesci

| Redatto da Stefania Andriola

"Dobbiamo immaginarci un futuro in cui l'oceano innalzerà il suo livello, le acque saranno più calde e il numero di bottiglie di plastica raggiungerà quello dei pesci. Con conseguenze non difficili da prevedere: uragani più violenti, popolazioni costrette a emigrare a causa dell'innalzamento dei livelli dei mari, proliferazione di alghe tossiche, meno fitoplancton e conseguente riduzione dell'ossigeno sia nell'acqua che nell'atmosfera. In altre parole, un oceano mezzo morto". Queste le allarmanti parole di Vladimir Ryabinin, segretario della commissione Oceanografica intergovernativa dell'Unesco alla prima giornata di "One Ocean Forum". L'evento internazionale, nato con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza sullo stato dell’ecosistema marino e diffondere cultura ambientale, si è svolto a Milano al Teatro Franco Parenti ed è ideato dallo Yatch Club Costa Smeralda e patrocinato da Nautica Italiana.

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Secondo Ryabinin è necessaria una svolta: o si cambiano i nostri comportamenti o gli effetti sulle acque avranno conseguenze catastrofiche. "Noi siamo nati nell'oceano. Poi lo abbiamo lasciato e abbiamo cominciato a vivere sulla Terra. Quando siamo tornati a rivolgerci a lui lo abbiamo fatto inquinando, distruggendo gli habitat, sterminando la vita. In un certo senso è come se stessimo uccidendo la nostra culla. Ma è giunto il momento di fare qualcosa".

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Un report della Ellen MacArthur Foundation dello scorso anno dice che nel 2050 la quantità di pezzi di plastica nell'oceano raggiungerà quella dei pesci. Una previsione estrema, ammette Ryabinin. "Ma efficace per far capire dove stiamo andando". È assodato infatti che ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica invadono l'oceano e che il 40% dei bacini sono fortemente influenzati dalle attività umane, dalla pesca all'estrazione del petrolio. "Noi vogliamo che la gente comune conosca l'importanza dell'oceano e dell'effetto delle azioni umane su di esso. La chiamiamo alfabetizzazione sull'oceano, un processo che  significa anche avere delle opinioni che nelle società democratiche formano la base delle politiche. Questo messaggio quindi si rivolge alle persone normali".

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