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Marzo 2017: un mese decisamente anomalo

A livello nazionale, 50% di precipitazioni in meno.Temperature quasi sempre oltre le medie

| Redatto da Anna Maria Girelli Consolaro e Simone Abelli

Un marzo decisamente anomalo, quello del 2017. Se la tradizione dipinge questo mese con l’ombrello in mano e con un clima comunque piuttosto fresco, stavolta le cose sono andate un po’ diversamente. Quali sono stati, dunque, gli elementi salienti del marzo 2017? “Innanzitutto- spiega il meteorologo Simone Abelli- si sono registrate soltanto due fasi piovose nell’intero mese: una nella prima decade, l’altra nella terza decade del mese. La prima è stata maggiormente significativa. Il deficit delle precipitazioni è stato -50% a livello nazionale, con le anomalie maggiori al Sud-Isole e Nordest.

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Dal punto di vista termico, le temperature medie sono risultate quasi sempre ben oltre la media, salvo due brevi break successivi ai periodi piovosi e causati dal temporaneo transito di masse d’aria più fredda, che hanno riportato le temperature mediamente vicino alla norma. Con un’anomalia di +2°C a livello nazionale (più ampia al Nord con +2.4°C), si tratta del 2° marzo più caldo degli ultimi 40 anni dopo quello del 2001, a pari merito con quello del 2012. Il divario dalla media è stato determinato soprattutto dagli elevati valori massimi diurni (+2.6° a livello nazionale)”. Basti pensare che, il giorno 30, a Firenze è stato stabilito un nuovo record di massima, con la colonnina di mercurio salita fino a 26.8°C. “Va rilevato anche il predominio anticiclonico con forte anomalia positiva- sottolinea il meteorologo- nel campo barico fra Europa continentale e Centronord Italia”

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Se marzo 2017 si conferma dunque un mese anomalo, anche l’intero primo trimestre dell’anno presenta peculiarità decisamente singolari. “Abbiamo registrato una notevole anomalia termica di +0.8°C a livello nazionale da inizio anno, nonostante il freddo gennaio (la cui anomalia era -1.6°C!)- spiega Abelli-. Si tratta del valore con cui si è chiuso il caldo 2016, appena sotto il caldissimo 2015, come se ci fosse una tendenza dell’atmosfera ad assestarsi su quell’anomalia ormai consolidata”. Notevole anche il deficit idrico al Nordovest: addirittura -37% da inizio anno. “L’apparentemente migliore dato del Nordest (+6%)- precisa l’esperto- è dovuto soprattutto alle stazioni di pianura, mentre sulle Alpi il deficit è pari o superiore al dato del Nordovest. In effetti l’attuale scarsità di acqua nei fiumi, nei laghi e nelle falde al Nordest è dovuta principalmente alle esigue precipitazioni verificatesi sui monti (lo testimonia l’esiguo manto nevoso visibile sulle Alpi orientali rispetto a quello un poco più esteso sulle Alpi occidentali). Partendo con l’analisi dal mese di dicembre 2016, ossia da quando ha cominciato a concretizzarsi il problema della siccità, il segno negativo si estende a tutta l’Italia con un deficit medio di -37% in quattro mesi a livello nazionale, un terzo di acqua in meno in un terzo di anno (nelle varie macroaree: -55% al Nordovest, -28% al Nordest, -30% al Centro, -44% al Sud, -29% in Sicilia, -36% in Sardegna)”.

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