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Il risveglio 'traumatico' dal letargo: colpa del cambiamento climatico

Il caldo anomalo che anticipa la bella stagione confonde l’istinto degli animali alterandone l’orologio biologico

| Redatto da Meteo.it

Il lungo letargo invernale fa parte dell’orologio biologico di gran parte delle specie animali che, prima di addormentarsi, cercano di accumulare scorte di cibo sufficienti per sopravvivere senza nutrirsi durante questo arco di tempo. Il risveglio, che avviene solitamente con l’inizio della bella stagione, dipende in particolare da due fattori: la variazione della lunghezza delle giornate e l’aumento delle temperature. Ecco allora che l’alterazione del normale andamento delle stagioni, dovuto principalmente ai cambiamenti climatici, rischia a sua volta di alterare l’orologio biologico degli animali. Ogni specie ha una sua temperatura critica di risveglio, ma essa riflette inevitabilmente le condizioni ambientali esterne come clima e umidità. In particolare, inverni più miti rischiano di confondere l’istinto degli animali, spingendoli a svegliarsi prima del tempo per poi subire un eventuale ritorno del freddo. Anticipare la fine del letargo può significare anche difficoltà a reperire del cibo come è successo nel 2015 agli orsi neri dello Utah svegliatisi a metà febbraio, con oltre un mese di anticipo, senza che ad attenderli ci fossero piante o insetti sufficienti a nutrirli. O più recentemente, come accaduto all’orso Francesco il cui letargo è durato appena 48 giorni e si è concluso a metà febbraio a causa dell’anticipo di primavera.

Il cambiamento climatico tocca anche gli orsi

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