L'impatto degli antibiotici

Quando ci curiamo una parte dei farmaci va a finire nell'ambiente

| Redatto da Stefania Andriola

Anche quest'anno l'influenza ha colpito in modo particolare durante le feste e in migliaia hanno trascorso le vacanze bloccati a letto dal virus. La stagione influenzale, iniziata a metà novembre del 2017, è entrata nel cuore della fase epidemica e nelle prossime 2 o 3 settimane raggiungerà il picco nel numero di casi registrati, prima della decrescita. Nell'ultimo rapporto diffuso dal portale InfluNet, il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss), sono 1,4 milioni gli italiani messi a letto dalla malattia infettiva respiratoria. Si è così impennato l'uilizzo degli antibiotici.

L'impatto degli antibiotici | NEWS METEO.IT

Secondo uno studio portato alla luce da Paola Grenni ricercatrice dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ogni volta che prendiamo un antibiotico una sua minima parte va a finire nell’ambiente che ci circonda e una concentrazione di soli pochi micro-grammi per litro ad esempio in uno dei nostri fiumi, può provocare effetti seri. Grenni è fra gli autori di una pubblicazione che ha raccolto e analizzato la letteratura scientifica su questo tema e che è stata recentemente premiata agli Elsevier Atlas Award, un riconoscimento dato agli studi scientifici che trattano di argomenti con un impatto significativo a livello mondiale. 

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Quando ingeriamo un antibiotico non tutto il farmaco viene assorbito dal corpo: una parte non viene metabolizzata ma eliminata attraverso urine e feci che prima raggiungono le acque di scarico poi gli impianti di trattamento e depurazione e infine i fiumi. “Anche a basse concentrazioni, gli antibiotici nell’ambiente possono far sviluppare ai batteri una resistenza che si può trasmettere fra i diversi batteri” spiega la ricercatrice. “Se questa resistenza raggiunge anche batteri patogeni, il problema diventa importante perché poi il farmaco non ha più effetto su tali batteri che appunto sono divenuti resistenti allo stesso”. Negli ultimi anni infatti si sta facendo uno sforzo per sintetizzare e mettere sul mercato nuovi antibiotici in grado di prendere il posto di quelli che stanno diventando meno efficaci. 

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Gli antibiotici possono influenzare batteri e funghi non patogeni che si trovano in natura, si tratta delle cosiddette comunità microbiche naturali che giocano un ruolo fondamentale nei cicli biochimici dei processi ecologici e che influiscono sulla fertilità del suolo e la qualità dell’acqua. Recenti analisi fatte a campione sul Po, il Lambro e il Tevere hanno evidenziato tracce di svariati antibiotici. Le ARPA o gli Organismi Europei di settore ad oggi però non sono tenuti a raccogliere sistematicamente i dati di queste concentrazioni in quanto gli antibiotici non rientrano nelle tabelle dei contaminanti prioritari che devono essere analizzati.

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Ognuno di noi può però dare il suo piccolo contributo: come prima cosa occorre utilizzare gli antibiotici solamente dopo una prescrizione medica e seguendo scrupolosamente le indicazioni e anche negli allevamenti bisogna vietarne l’utilizzo indiscriminato considerando che in alcuni paesi (non UE) vengono somministrati per favorire la crescita degli animali. Infine i governi, incluso quello italiano, dovrebbero monitorare sistematicamente la concentrazione di queste sostanze nell’ambiente e adeguare gli impianti di depurazione, che sono la via principale attraverso cui questi farmaci arrivano nell’ambiente. “Tutto ciò si può fare però solo grazie ad una ricerca scientifica di base,” conclude la Grenni, “che pertanto va auspicabilmente supportata e incentivata.” 

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