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L’albero che ci salverà da frane ed alluvioni

Il nostro territorio è fragile. Bisogna intervenire. In occasione della Giornata della Terra l'attenzione è puntata alla problematica sempre attuale del dissesto idrogeologico

| Redatto da Serena Giacomin

Il 22 aprile si celebra la Giornata della Terra, l'Earth Day, un'occasione per promuovere a livello mondiale la salvaguardia del territorio, tematica che spesso viene affrontata solo in concomitanza con eventi estremi, quando ormai è troppo tardi per intervenire. Per questo motivo la Giornata della Terra è un'occasione importante per parlare della fragilità del territorio, delle cause e soprattutto delle soluzioni per prevenire frane e smottamenti.

Qual è il ruolo di un albero nella sicurezza del territorio contro frane, alluvioni e smottamenti? Si può difendere il suolo attraverso elementi naturali, come le piante? Quant’è la forza del patrimonio boschivo nel contrasto ai cambiamenti climatici? L’albero è un elemento atavico, da sempre fondamentale per la vita e lo sviluppo dell’umanità. Le radici sono anche un elemento evocativo, che rimanda alle origini comuni e alla necessità di sostenersi vicendevolmente, in completa sinergia. In Italia, in particolare, l’intero patrimonio boschivo caratterizza il paesaggio in cui viviamo, un aspetto che contraddistingue il nostro Paese nel mondo, come insieme unico di cultura e biodiversità. Ma l’equilibrio tra uomo e natura, tra crescita e sostenibilità non è stato rispettato, a discapito della sicurezza ed aggravando il problema, tragicamente attuale, del dissesto idrogeologico.

► Solide Radici per un Territorio Fragile, l'evento organizzato da Meteo.it e l’Ordine dei Geologi della Campania.

Secondo i dati ISPRA i comuni a rischio di frane e alluvioni sono 7.145 su 8.092, ossia ben l’88,3% dei comuni italiani, con un aumento considerevole rispetto all’anno precedente (l’82% del totale). Interessati direttamente oltre 5,6 milioni di persone residenti in zone a rischio frane, e 9 milioni in zone a rischio di alluvioni. Assieme all’abusivismo edilizio, alla cementificazione e al disboscamento selvaggio, anche l’abbandono delle aree montane sono fattori che contribuiscono in maniera determinante a sconvolgere l’equilibrio idrogeologico del nostro territorio. Per questo possiamo parlare di un duplice danno: da un lato aumenta la cementificazione, l’impermeabilizzazione dei suoli e la deforestazione, e dall’altro viene sempre più a mancare lo stretto legame di controllo, cura e sussistenza tra uomo, coltivazioni e alberi. Così le superfici boschive, non più adeguatamente gestite, invadono campi e pascoli, venendo invece a mancare laddove c’è necessità di radici per contrastare il dissesto idrogeologico.

L’albero che ci salverà da frane ed alluvioni | NEWS METEO.IT

Ci sono molti problemi da affrontare subito: la continua canalizzazione dei corsi d'acqua, la cementificazione delle sponde e del fondo dei canali, la sottrazione di spazio, l'erosione accentuata per l'eccessivo prelievo di ghiaia, tagli di vegetazione massicci ed ingiustificati, il mancato rispetto delle norme del deflusso minimo vitale e della tutela dei siti fluviali, la realizzazione di progetti di sfruttamento idroelettrico non sostenibili.

Per sconfiggere il dissesto idrogeologico occorre considerare che in un terreno opportunamente alberato l’acqua riesce a penetrare in profondità ad una velocità 67 volte maggiore rispetto a quella che cade su un suolo erboso. Questo perché le radici creano dei veri e propri canali di scolo, perciò il terreno si comporta da spugna, da serbatoio capace di assorbire l’acqua per poi ridistribuirla lentamente. A conti fatti un suolo pienamente funzionante è in grado di immagazzinare fino a 3.750 tonnellate per ettaro o circa 400 mm di precipitazioni (in altri termini, un metro cubo di suolo poroso può trattenere tra 100 e 300 litri di acqua). L’impermeabilizzazione riduce l’assorbimento di pioggia nel suolo, in casi estremi impedendolo completamente, con tutta una serie di effetti potenzialmente devastanti per la forza irruente che l’acqua in corsa può acquisire, ma si registrano effetti anche sul ciclo idrogeologico e sul microclima a livello di temperatura e umidità del suolo.

Sulla vulnerabilità del territorio infieriscono proprio i cambiamenti climatici. Concentrandosi sull’Italia le variazioni del nostro clima riguardano principalmente l’aumento della temperatura media nell’ultimo secolo, con un incremento più consistente e stabile negli ultimi 30 anni. Le precipitazioni mostrano una tendenza generale alla diminuzione nel lungo periodo, ma con una particolarità importante: si sta andando verso una diminuzione degli eventi di bassa intensità (piogge deboli), ma ad un aumento della frequenza degli eventi di forte intensità (rovesci di pioggia potenzialmente alluvionali). In pratica piogge forti in poco tempo, cioè quegli eventi meteorologici in grado di sollecitare fortemente il terreno scatenando frane, colate di fango e detriti. L’incremento dei fenomeni di precipitazione ad elevata intensità potrebbe causare nelle fasce montane e pedemontane alpine ed appenniniche un incremento dei fenomeni di piena improvvisa (flash-floods). Una vera e propria minaccia per la sicurezza del territorio e dunque per noi cittadini.

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Per risolvere il problema serve innanzitutto conoscenza ed azione, mettendo in sinergia le competenze degli esperti, meteorologi, climatologi geologi e agronomi. E’ poi necessario che le soluzioni scientifiche siano assorbite all'interno dei programmi politici e che ci sia una forte e consolidata coscienza da parte dell’opinione pubblica.

Ci sono tecniche che si possono praticare per ridurre il rischio di erosione del terreno negli interventi di consolidamento, che prevedono l'utilizzo di piante, da sole o in combinazione con materiali naturali inerti (legno, pietrame o terreno). I vantaggi sono funzionali: le piante svolgono un'elevata funzione anti-erosiva, riducono la forza battente delle piogge, con le radici trattengono le particelle di terreno impedendo un loro dilavamento e aumentano la resistenza al taglio dei terreni. Ci sono vantaggi ecologici: questi interventi presentano una elevata compatibilità ambientale ed una discreta biodiversità, creando habitat per la fauna. Ci sono anche vantaggi economici: i costi di realizzazione sono concorrenziali rispetto alle analoghe opere di ingegneria classica ed i costi per il ripristino ambientale del cantiere sono ridotti.

Quando dobbiamo iniziare a richiedere con decisione che queste azioni vengano praticate in modo capillare sul nostro territorio? Oggi. Perché il momento migliore per piantare un albero era vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso.

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