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Emergenza incendi al Centro-Sud: sulle regioni meridionali nessuna pioggia da più di 50 giorni

Il numero di incendi boschivi e di zone andate in fumo quest'anno è impressionante. Le regioni italiane più colpite risultano essere Sicilia, Calabria, Campania, Lazio e Puglia

| Redatto da Meteo.it

L'estate 2017 sarà ricordata per le ondate di caldo e, purtroppo, per il numero di incendi che da settimane stanno mettendo in ginocchio le regioni del Centro-Sud. Come emerge dal rapporto di Legambiente solo nell'ultimo mese sono andati in fumo ben 26.024 ettari di superfici boschive in Italia, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016. Le regioni italiane più colpite risultano essere la Sicilia con 13.052 ettari distrutti dal fuoco, la Calabria con 5.826 ettari e ancora la Campania 2.461, il Lazio 1.635, la Puglia 1.541, la Sardegna 496, l’Abruzzo 328, le Marche 264, la Toscana 200, l’Umbria 134 e la Basilicata con 84 ettari. 
Secondo il monitoraggio EFFIS della Commissione Europea solo nell'ultimo mese in Italia sarebbero scoppiati 121 grandi incendi (da 30 ettari o più), un numero nettamente superiore alla media di 29-30 incendi calcolata nello stesso periodo tra il 2008 ed il 2016. Basti pensare che in media sono 170 i grandi incendi ogni anno e, ad oggi, in soli 6 mesi siamo già a 136 i grandi incendi. La mancanza di precipitazioni rende la situazione ancora più drammatica: dai dati raccolti dal nostro meteorologo Simone Abelli emerge che al Sud non piove in modo significativo da più di 50 giorni.

Foto del Vesuvio scattata il 12 luglio da Sentinel-2B RGB dell'ESA

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Propagazione: il fuoco avanza di 750 metri ogni ora con un vento di 45 km/h

Le fiamme alimentate dal vento trovano, inqueste settimane, condizioni favorevoli per la propagazione: la vegetazione infatti è provata da mesi di siccità. I fattori che hanno maggiore influenza sugli incendi infatti sono vento, umidità e temperatura: l'umidità influisce sulla quantità di acqua presente nel combustibile vegetale, la temperatura del combustibile e quella dell'aria che lo circonda sono fattori chiave ed, infine, il vento che rimuove l'umidità dell'aria e porta ad un aumento di ossigeno, dirige il calore verso nuovo combustibile e può trasportare tizzoni accesi, e creare nuovi focolai di incendio. 

Secondo uno studio del Servizio Antincendi Boschivi della Regione Veneto in condizioni "normali", il vento a 20 km/h fa sì che il fuoco avanzi con una velocità di 250 metri ogni ora. Con raffiche di vento di velocità superiori la velocità di avanzamento del fuoco aumenta: con venti a 40 km/h il fuoco avanza a 600 m/h, mentre con un vento a 45km/h avanza addirittura a 750 m/h.

Propagazione: il fuoco avanza di 750 metri ogni ora con un vento di 45 km/h

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