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Uragani - stagione 2005

30/10/2008

Continua l'eccezionale stagione degli uragani

Nel pomeriggio di domenica 9 ottobre, il National Hurricane Center (NHC) di Miami ha dato notizia della formazione del ventesimo ciclone tropicale di quest'anno nel bacino dell'Oceano Atlantico: una tempesta tropicale, con venti fino a 85 chilometri orari, a cui è stata data il nome di Vince. Nel giro di poche ore la tempesta si è notevolmente intensificata, fino a guadagnarsi i "gradi" di uragano (l'undicesimo della stagione), con venti a circa 120 chilometri orari (una tempesta tropicale diviene uragano quando i venti al suo interno superano i 118 chilometri orari di intensità). Con la formazione del ventesimo ciclone tropicale della stagione (tempeste tropicali o uragani), per l'Atlantico questa è diventata in assoluto la seconda annata più affollata di cicloni degli ultimi 100 anni: solo nel 1933, con 21 tra tempeste tropicali e uragani, se ne era contato un numero maggiore. Ma la stagione degli uragani non è ancora conclusa (nell'Atlantico va dal 1 giugno al 30 novembre) e siamo ad una sola tempesta dal record. Tuttavia l'ultimo ciclone tropicale ha fatto parlare di sé soprattutto per un'altra "stranezza". Benché fosse un uragano di categoria 1 (il grado minore in una scala da 1 a 5), e quindi non particolarmente intenso, Vince ha difatti mostrato da subito caratteristiche assai anomale: in primo luogo questo ciclone tropicale si è formato sui margini orientali dell'Oceano Atlantico, al largo delle coste africane, a latitudini molto alte (circa 34 gradi Nord), appena al di sotto dell'Arcipelago delle Azzorre, ed inoltre, spinto dalle correnti occidentali che dominano nella fascia temperata, anziché muoversi verso le Americhe si è da subito mosso in direzione nordest, verso il continente europeo. In ogni caso nel muoversi verso nord ha incontrato acque via via sempre più fredde, che lo hanno progressivamente indebolito, per cui già nel corso della mattina di lunedì 10 è stato "degradato" a tempesta tropicale, con venti a circa 95 chilometri orari. Nelle ore successive, nel suo continuo movimento di avvicinamento al Portogallo, la tempesta ha incontrato acque sempre più fredde (o meglio, "meno calde"), insufficienti a fornirgli il calore e l'umidità che sono indispensabili ai cicloni tropicali, ed inoltre muovendosi verso latitudini alte ha trovato consistenti valori di wind shear (variazione del vento con la quota), tali da contrastare i fenomeni convettivi che rendono imponente il muro di nubi del ciclone: a causa di tutto ciò, alla fine di lunedì, ben prima di raggiungere le coste del nostro continente, Vince ha perso tutte le sue caratteristiche tropicali. Benché non abbia certo costituito una minaccia per l'Europa, Vince rappresenta comunque un evento assai raro, quasi eccezionale, molto probabilmente conseguenza del riscaldamento delle acque dell'Atlantico: dai dati del Climatic Diagnostics Center (CDC) del NOAA risulta difatti che nella regione in cui si è formato Vince le acque superficiali dell'oceano nell'ultima settimana sono state costantemente tra 1,5 e 2 gradi più calde del normale. Del resto negli ultimi 20 anni solo in un'altra occasione un uragano è arrivato ai margini del nostro continente. Nel settembre del 1992 difatti l'uragano Charley, formatosi a sud delle Azzorre, raggiunse addirittura la categoria 4 (si osservarono venti fino a 175 chilometri orari), prima di perdere le sue caratteristiche tropicali ed essere assorbito da una profonda depressione sulle Isole Britanniche: tuttavia neanche Charley si avvicinò così tanto all'Europa.

Andrea Giuliacci

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