2004, un'annata affollata di uragani
Alex sfiora Nuova Scozia e Terranova, e diviene così il più intenso uragano di sempre ad essersi spinto fino a così alte latitudini. Charley, con venti da 230 chilometri orari, prima causa 3 vittime a Cuba e quindi, raggiunta la Florida, distrugge più di 12000 abitazioni, provocando la morte di altre 22 persone. Frances, investite le coste meridionali degli Stati Uniti, provoca 30 vittime e lascia più di 4 milioni di abitanti senza luce, gas e acqua. Ivan, il sesto più intenso uragano degli ultimi 100 anni, causa più di 100 morti tra Carabi e stati meridionali degli USA. Jeanne miete più di 2000 vittime ad Haiti e poi investe la Florida. Questi i nomi dei più violenti uragani che hanno attraversato l'Atlantico tra agosto e settembre 2004. Terribili tempeste che si inseriscono in un'annata da record per gli uragani atlantici.
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In un'immagine dei satelliti del NOAA l'uragano Alex il 5 agosto 2004 al largo della Nuova Scozia e di Terranova |
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Gli uragani Ivan e Jeanne fotografati assieme il 15 settembre dai satelliti del NOAA. Mentre Ivan si appresta ad investire le coste meridionali degli USA, Jeanne si avvicina minaccioso ad Haiti |
In effetti dal 1851 è la prima volta che nel giro di sei settimane la Florida viene investita da ben 4 uragani. Ma è anche la prima volta che nel solo mese di agosto viene assegnato il nome a ben otto cicloni tropicali (si "meritano" un nome le tempeste i cui venti superano i 64 chilometri orari). In generale però è tutto l'ultimo decennio che ha fatto registrare un elevato numero di cicloni tropicali nell'Atlantico, sicuramente più di quanti se ne osservassero negli anni '70 e '80. Del resto tra il 1970 e il 1994 si sono formate in media ogni anno 9 tempeste tropicali (venti oltre 64 chilometri orari), e tra queste mediamente 5 uragani (venti oltre 119 chilometri orari) di cui tre di categoria maggiore (ovvero con venti oltre 177 chilometri orari). Tra il 1995 e il 2003 invece si sono formate ogni anno circa 13 tempeste tropicali, comprensive di 8 uragani di cui 3-4 di categoria maggiore. Come mai questo improvviso risveglio degli uragani? La causa principale va ricercata in un riscaldamento delle acque dell'Atlantico Tropicale. Poiché i cicloni tropicali (e quindi anche gli uragani, che non sono altro che i cicloni tropicali che si formano nell'Atlantico), si alimentano del calore e dell'umidità che sottraggono alla superficie marina, oceani più caldi forniscono chiaramente maggior energia per la formazione di queste tempeste. In particolare è dal 1995 che le SST (Sea Surface Temperatures - temperature marine superficiali) dell'Atlantico Tropicale Settentrionale sono costantemente di 0,3 - 0,6 °C superiori rispetto al ventennio precedente: un riscaldamento che spiegherebbe la maggior attività degli uragani. Come mai però l'Atlantico si è improvvisamente riscaldato? C'è forse lo zampino dell'effetto serra? In realtà questo aumento delle SST si inserisce in un meccanismo di variazioni cicliche delle temperature superficiali dell'oceano. Tali cicli hanno la durata di qualche decennio, e nel XX secolo anche in altre occasioni si è osservato un repentino passaggio dell'Atlantico da una fase relativamente fredda ad una più calda: si è improvvisamente riscaldato difatti nel 1926, è rimasto nella modalità calda fino alla fine degli anni '60, per poi passare agli inizi degli anni '70 ad una nuova fase fredda durata fino al 1995. Il trend attuale, con un numero elevato di uragani, dovrebbe quindi durare ancora 10-20 anni. Queste periodiche variazioni delle SST sembrano legate a ciclici mutamenti nella salinità dell'Atlantico del nord: quando le sue acque sono più salate diventano anche più calde e più feconde per la produzione di uragani. Per una volta tanto insomma pare che non si debbano imputare colpe specifiche all'effetto serra. Del resto anche la Conferenza Intergovernativa sul Cambiamento Climatico (IPCC - Intergovernative Panel on Climate Change) dell'ONU sostiene che non vi sono evidenze che il riscaldamento da effetto serra abbia portato, o possa portare in futuro, a un aumento del numero dei cicloni tropicali. In effetti, anche se i cicloni tropicali ricevono sostentamento dalle calde acque degli oceani tropicali, è ragionevole credere che il futuro aumento delle SST dei mari di tutto il Pianeta sarà anche accompagnato da un cambiamento nelle caratteristiche di umidità e quindi di stabilità dell'atmosfera, per cui varierà anche il valore di soglia delle SST in grado di dare l'avvio alla nascita dei cicloni tropicali: anche simulazioni al computer suggeriscono che in un Pianeta surriscaldato di qualche grado a causa di un raddoppio della CO2 atmosferica la temperatura superficiale marina necessaria a innescare i cicloni tropicali passerebbe dagli attuali 26,5 °C a 28 °C. Come mai allora, anche in un decennio caratterizzato da intensa formazione di uragani, il 2004 si è rivelata per molti versi un'annata record? La verità è che le SST sono il più importante, ma non il solo fattore che influenza la formazione degli uragani sull'Atlantico. Tutti i parametri atmosferici e oceanici che possono influenzare la formazione degli uragani sono noti nel loro complesso come Atlantic Multi-Decadal Signal. Tra questi, oltre alle SST, hanno un ruolo di rilievo le caratteristiche della fascia di alte pressioni sub-tropicali, l'intensità del wind shear (ovvero delle variazioni di forza e direzione del vento con la quota) al di sopra dell'Atlantico Tropicale e la conformazione della Corrente a Getto Africana. Nel 2004 tutti questi fattori hanno "giocato" in favore della produzione di uragani. In particolare l'indebolimento degli alisei al suolo e la concomitante presenza di venti prevalentemente provenienti da est in quota ha fatto sì che la variazione del vento con la quota fosse trascurabile e quindi favorevole alla nascita di uragani, mentre le acque superficiali dell'Atlantico Tropicale si sono rivelate leggermente più calde di quanto non fossero anche negli ultimi anni.
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Rielaborazioni del NOAA con le SST, nelle mappe a sinistra, e le SSTA (ovvero anomalie delle SST), nelle mappe a destra, sull'Atlantico Settentrionale tra il 25 agosto e il 15 settembre 2004. Durante tutto questo periodo le acque superficiali dell'Atlantico Tropicale Settentrionale sono state più calde del normale (macchie arancioni-rosse) anche di 1-1,5 °C. |
La fascia delle alte pressioni sub-tropicali più robusta del solito spiega invece perché così tanti uragani siano riusciti a raggiungere il continente americano. I cicloni che si formano in aperto atlantico viaggiano difatti verso ovest lungo il bordo meridionale di questa fascia di alta pressione, spinti dagli alisei. Dove però il muro dell'alta pressione è più debole queste tempeste sfondano e si spostano verso nord finchè, raggiunti i margini settentrionali dell'alta pressione, le correnti occidentali che qui prevalgono non li trascinano indietro verso levante. Ebbene quest'anno raramente gli uragani hanno trovato un varco nel muro dell'alta pressione, per cui nel loro movimento verso est sono giunti quasi tutti fin nei Carabi e poi, non più bloccati dall'alta pressione, sul Nord America.
Mario e Andrea Giuliacci
articolo pubblicato sulla rivista Newton - numero di novembre 2004