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Previsione stagione 2006

30/10/2008

In arrivo un'altra stagione affollata di uragani

Con l'arrivo dell'estate nell'Atlantico torna il rischio di imbattersi in tempeste tropicali e uragani. Il termine uragano (in inglese hurricane) in particolare deriva dal termine "hurican", antica divinità caraibica degli inferi, ed indica - nel bacino atlantico - le tempeste tropicali più intense. In effetti nell'Atlantico e ai Carabi la stagione degli uragani si apre ufficialmente il 1 giugno e si chiude il 30 novembre, anche se sono i mesi di agosto, settembre e ottobre quelli più "pericolosi": è in tale trimestre difatti che si conta più dell'80% delle giornate caratterizzate dalla presenza di almeno un uragano (tempesta con venti che soffiano a più di 118 Km/h) nel bacino. Il primo ciclone tropicale di questa stagione, la tempesta Alberto, si è formato il 10 giugno nel tratto di mare tra Cuba e la Penisola dello Yucatan, e muovendosi nord ha investito il nordovest della florida il giorno 13, con l'intensità di tempesta tropicale (venti a circa 100 Km/h) per poi trasformarsi in una perturbazione extra-tropicale il giorno successivo al di sopra della Carolina del Sud.

Una immagine dal satellite della tempesta tropicale Alberto sulla Florida.

Quindi una tempesta tutt'altro che devastante, ma del resto raramente in giugno si osservano in Atlantico cicloni tropicali di grande intensità. In effetti nell'ultimo mezzo sono solo nove le annate in cui si è formato un uragano durante il mese di giugno, e nella maggior parte dei casi si è trattato di uragani di categoria 1 (venti comunque non superiori a 155 Km/h): unica eccezione l'uragano Alma, che tra il 8 e il 9 giugno del 1966 diventò un uragano di categoria 3, con venti fino a 200 Km/h (questo terribile ciclone tropicale causò la morte di circa 90 persone, nella maggior parte sull'Isola di Cuba). Per trovare l'ultimo uragano formatosi nel mese di giugno dobbiamo invece tornare indietro al 1995, con la tempesta Allison, uragano di categoria per circa 12 ore alla fine del 4 del mese. La stagione quindi non sembra certo iniziata nel peggiore dei modi. Tuttavia il 2006, come già accaduto lo scorso anno, nel bacino dell'Atlantico sarà molto probabilmente un'annata affollata di terribili cicloni tropicali, e il principale responsabile di tutto ciò sembra essere lo stesso Oceano. Gli uragani, come tutte le tempeste tropicali, traggono difatti la loro energia dal calore e l'umidità che le acque dell'oceano trasferiscono all'atmosfera, e più è caldo il mare maggiori sono le quantità di vapore e calore che passano dall'acqua all'aria. Ebbene, come già accaduto l'anno scorso, le acque dell'Atlantico Settentrionale appaiono già adesso sensibilmente più calde del normale e le ultime proiezioni della NOAA indicano che durante tutta l'estate rimarranno tra 0,5 e 1 grado al di sopra del valore medio del periodo 1982-2003.

Le previsioni della NOAA indicano per i prossimi mesi un Atlantico Tropicale con temperature superficiali tra 0,5 e 1 grado al di sopra del valore normale del periodo 1982-2003 (colori dal giallo all'arancione).

In effetti alla metà degli anni ‘90 l'Atlantico Settentrionale si è improvvisamente riscaldato di circa 0,6° C rispetto al ventennio precedente, seguendo un'oscillazione periodica delle temperature marine superficiali per cui in tale oceano si alternano periodi caldi e freddi della durata di 20-30 anni. Il fenomeno è noto come AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation), ed influenza l'andamento delle temperature (esaltando o nascondendo in parte la tendenza al Global Warming) e la distribuzione media delle precipitazioni in molte regioni dell'Emisfero Boreale (in particolare Europa e Nord America). In particolare durante le fasi calde aumenta il numero di tempeste tropicali che si trasformano in uragani di categoria 4 o 5 (quelli più distruttivi). Tuttavia, è molto probabile che al riscaldamento dell'oceano abbia contribuito anche l'effetto serra, come dimostra il fatto - documentato da una ricerca di studiosi del Georgia Tech e del NCAR - che il numero di uragani di categoria 4 o 5 sia aumentato di circa il 60% rispetto all'ultimo periodo con Atlantico "caldo", quello compreso tra il 1944 e il 1969. Del resto fra i 6 uragani più costosi della storia degli USA ve ne sono ben 3 del 2005: Rita, Wilma e, soprattutto, Katrina, che con 75 miliardi di dollari è l'uragano che ha prodotto più danni nella Storia.

Una immagine dal satellite dell'uragano Katrina poche ore prima di investire le coste degli USA.

Anche la NOAA e i ricercatori dell'Università del Colorado prevedono per i prossimi mesi un Atlantico affollato di uragani: in particolare il team di ricercatori dell'Università del Colorado prevede una stagione con 17 cicloni tropicali, di cui 9 così intensi da meritarsi i gradi di uragano, e fra questi ben 5 di categoria 3 o superiore. In compenso verrà meno il contributo de La Niña, l'anomalo raffreddamento di porzioni del Pacifico Tropicale che, tra i suoi effetti, annovera anche quello di favorire la formazione di un maggior numero di uragani nell'Atlantico: la sua interferenza con la circolazione generale dell'atmosfera difatti è tale da indebolire al di sopra dell'Atlantico la turbolenza in quota che normalmente contrasta la formazione di uragani. Tuttavia, dopo un inizio d'anno caratterizzato da La Niña, le temperature superficiali del Pacifico Tropicale stanno lentamente tornando alla normalità, e nei prossimi mesi non influenzeranno probabilmente la stagione degli uragani.

Andrea Giuliacci 

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