Il numero di tornado che spazzano il suolo nordamericano, dal Canada fino alle coste che si affacciano sul Golfo del Messico, è circa un migliaio all'anno, ovvero più che in ogni altra regione del Globo. La nazione maggiormente flagellata sono però sicuramente gli Stati Uniti: qui possono svilupparsi quasi ovunque, anche se - come è già stato scritto - sono più frequenti a est delle Montagne Rocciose, durante i mesi primaverili ed estivi. Lo stato che detiene il record di "visite" dei tremendi vortici è difatti l'Oklahoma: durante il periodo che va dal 1953 al 1976 si sono formati, o hanno comunque attraversato lo stato, ben 1326 tornado. Del resto le cronache degli stati americani sono intrise dei misfatti provocati da questi catastrofici fenomeni, fin dai tempi dei pionieri del Far-West. E' datata 1840, difatti, la notizia della prima tragedia imputabile ai temibili vortici d'aria: il 7 maggio di quell'anno un violento tornado colpì la città di Natchez, nello stato del Mississippi, uccidendo 317 persone e ferendone in modo grave altre 109. Il 19 febbraio del 1884, durante quella che è rimasta nella storia come La Grande Ondata Meridionale di Tornado (The Great Southern Tornado Outbreak) più di 60 tornado devastarono tutto il Sudest del continente americano, provocando la morte di oltre 170 persone. Ancor più catastrofica l'ondata che spazzò Missouri e Illinois il 27 maggio del 1896, devastando parte della città di St. Louis: i morti in quell'occasione furono 305, e più di 250 i feriti. Ma è datata 18 marzo 1925 la più grande tragedia della storia dei tornado: una letale ondata di vortici d'aria uccise, tra Missouri, Illinois e Indiana, ben 747 persone, e di queste 689 per opera di un solo tornado passato poi alla storia come Il Tornado dei Tre Stati (The Tri-State Tornado). Questo mostro di vento, polvere e detriti viaggiò per oltre 350 chilometri, da Ellington, nel Missouri, attraverso la parte più meridionale dell'Illinois, fino a Princeton, nello stato dell'Indiana. L'ultimo tornado a causare, da solo, più di 100 vittime è stato invece il Tornado di Flint, l'8 giugno 1953. Quel giorno difatti un vorticoso imbuto di polvere e detriti colpì i quartieri settentrionali della città di Flint, nel Michigan, uccidendo 115 persone e ferendone ben 844. La tempesta però non aveva ancora concluso il suo tragico lavoro. Le nubi temporalesche che avevano dato vita al violento vortice che si era abbattuto sulla cittadina, movendosi verso est, il giorno dopo diedero la vita ad un nuovo tornado, che divenne poi il più letale di sempre nella storia del New England: altre 90 persone morirono e 4000 abitazioni vennero rase al suolo, nell'est del Massachussetts. In tempi più recenti, l'ultima grande tragedia legata al passaggio di un tornado sul suolo americano è avvenuta nella primavera del 1974. La Super Ondata (Super Outbreak) di tornado del 1974 disseminò su 14 stati americani ben 148 vortici - il numero più alto mai prodotto da una singola perturbazione - dei quali i 48 più violenti causarono la morte di più di 300 persone ferendone quasi altre 6000. Del resto anche un meteorologo neofita avrebbe capito che la situazione meteorologica che si stava delineando in quei giorni fosse foriera di eventi catastrofici. Nella mattina del 3 aprile difatti un'area di bassa pressione piuttosto profonda si era portata sul Kansas, e alla sua destra, allungata verso nordest attraverso la vallata del Fiume Ohio, si estendeva un fronte di aria calda e umida di origine tropicale, che ricopriva tutti gli stati che si affacciano sul Golfo del Messico e il Tennessee. Durante le prime ore del 3 aprile la malefica depressione, pressochè immobile sul Kansas, risucchiò un nucleo di aria molto fredda proveniente da ovest e che nella notte precedente aveva valicato le Montagne Rocciose. Presa nella morsa dell'ingranaggio della depressione, l'aria fredda venne trascinata a gran velocità attraverso il Texas proprio verso le regioni occupate da aria calda e umida lasciata dal fronte che si allungava ad est della depressione. Nel frattempo, negli strati atmosferici medio-alti al di sopra del Texas, cominciarono a soffiare venti molto forti: insomma, la sfavorevole concomitanza di aria rovente spalmata su tutti gli stati meridionali, di nucleo fresco in veloce avvicinamento e di intensi venti in quota, innescò nel pomeriggio del 3 aprile in tutta la regione temporali di inaudita violenza. Immagini riprese dai satelliti meteorologici (vedi figura) mostrarono nubi talmente imponenti da raggiungere anche i 18 chilometri di altezza, ovvero addirittura oltre la tropopausa: un evidente segno di eccezionali velocità nelle correnti ascendenti all'interno dei temporali. E difatti intorno alle 13 il primo, piccolo tornado, toccò terra nei pressi di Morris, nell'Illinois, senza tuttavia arrecare danni. Verso le 14 altri vortici apparvero nelle contee di Bradley, in Tenessee, e di Gilmer, in Georgia, ma già mezz'ora più tardi le contee colpite erano almeno una decina. I tornado continuarono a formarsi, uno dopo l'altro, nel corso dell'intero pomeriggio, e verso le 19 si raggiunse l'apice del terrore, con ben 15 tornado che imperversarono contemporaneamente negli gli stati del sud. Dalle nubi temporalesche discesero verso il suolo, tra la sera del 3 aprile e le prime ore della mattina del 4 aprile, i 148 tornado che devastarono gran parte del Midwest, l'Ohio e molti stati meridionali, e delle micidiali trombe addirittura sei risultarono poi di categoria F5. Tra l'altro un F5 investì Guin, in Alabama, radendo al suolo l'intero centro abitato e uccidendo 20 persone. Più fortunata fu invece la vicina Huntsville, che vide il medesimo tornado dissolversi proprio mentre stava per azzannare le abitazioni ai confini della città. Altre 30 persone trovarono però la morte a Brandenburg, nel Kentucky, quando un altro tornado F5 discese improvvisamente dal cielo lasciando solo rovine dietro il suo passaggio, mentre a Xenia, nell'Ohio, un super tornado provocò 34 vittime, disintegrò più di 300 case e ne danneggiò seriamente altre 2000. Negli ultimi decenni, benchè i tornado abbiano continuato a produrre danni e a seminare vittime, non si sono più ripetuti episodi così catastrofici come quello dell'aprile 1974. Tuttavia, dalle statistiche risalta un dato alquanto preoccupante. Nella seconda metà del secolo appena passato il numero di tornado che annualmente colpisce gli Stati Uniti è andato progressivamente aumentando, e tale aumento è risultato ancor più evidente e deciso negli ultimi decenni. Se è presumibile che ciò, in parte, sia dovuto ad un migliore monitoraggio di tali eventi, perché ormai satelliti e radar riescono a vedere anche quelli che si sviluppano lontano dalle aree abitate, è però certo che anche la frequenza dei tornado è effettivamente aumentata. Il motivo? Un clima sempre più caldo, come quello cui da decenni stiamo andando incontro, aumenta la probabilità di temporali più numerosi e più violenti, e quindi anche la probabilità che dalla nube temporalesca possa allungarsi verso terra il terrificante imbuto di un tornado.

Andrea Giuliacci
(tratto dal libro I Protagonisti del Clima - Andrea Giuliacci, Alpha Test editore)