In ogni istante sul nostro pianeta sono simultaneamente in atto 2000-3000 temporali e il loro numero, in un anno, è di 16 milioni circa.
Il meccanismo che innesca lo sviluppo della nube temporalesca è il sollevamento di aria molto umida dal suolo fino a quote di 800-1500 metri, dove il raffreddamento da espansione subito dalla massa d'aria in ascesa determina, in condizioni di elevata umidità, la condensazione del vapore acqueo in una miriade di minutissime goccioline.
Lo spessore del cumulonembo, la tipica nube temporalesca, alle nostre latitudini è dell'ordine 6-10 km ma lungo la fascia equatoriale la sommità della nube si spinge addirittura oltre 20 km di altitudine, fino a interessare una buona parte della stratosfera.
A seconda che l'iniziale sollevamento dell'aria umida verso l'alto sia causato dall'arrivo di un fronte (specie un fronte freddo), dalla presenza di rilievi oppure da moti convettivi, i temporali vengono rispettivamente classificati in frontali, orografici e di calore.
Gran parte degli episodi temporaleschi ha un'origine dinamica; si tratta di temporali frontali, che si sviluppano in una porzione dell'atmosfera che risulta essere instabile in zone estese anche per centinaia di chilometri. Vi sono temporali che si sviluppano lungo le superfici frontali e temporali che nascono dopo il passaggio del fronte freddo in regioni caratterizzate da elevata instabilità dell'aria, a patto che vi sia aria fredda in quota e condizioni favorevoli allo sviluppo di moti verticali. L'innesco del singolo temporale può essere condizionato da fattori orografici, ma gli intensi moti convettivi vengono attivati da cause di tipo dinamico.
I temporali orografici nascono invece proprio dal sollevamento forzato dell'aria umida spinta dai venti dominanti a ridosso dei rilievi montuosi. In pratica si tratta dell'effetto stau, lo stesso che in inverno dà luogo a nevicate sui versanti esteri alpini con correnti tese settentrionali.
Il temporale di calore si sviluppa nelle zone continentali in condizioni di debole circolazione atmosferica, anche con pressione relativamente alta; la sua origine va ricercata nella formazione di una colonna d'aria instabile a causa del riscaldamento solare durante le ore diurne. E' un fenomeno che trova le condizioni favorevoli al suo sviluppo nei pomeriggi estivi in Pianura Padana, in presenza di aria umida stagnante in prossimità del suolo. Fattori che ne favoriscono la formazione sono la presenza di aria fredda in quota (gocce fredde) o infiltrazioni di aria fresca dalle valli alpine.
Il loro raggio d'azione è molto limitato: parte di una provincia, talora solamente alcuni quartieri di una città. A pochi chilometri di distanza il cielo può essere del tutto sereno e talora si avverte solo un aumento di intensità ed un cambio di direzione del vento.
Non è difficile imparare a classificare il tipo di temporale a cui abbiamo assistito: se l'evento è generato da un fronte freddo il barometro segnalerà prima un calo, poi un sensibile aumento della pressione, diversamente la lancetta del barometro si sarà mossa di poco; se il temporale si sviluppa entro un nucleo di aria fredda non mancheremo di osservare la brusca discesa della temperatura soprattutto durante la precipitazione, ma che perdura anche nelle ore successive, mentre il temporale di calore ha un effetto ‘rinfrescante' di breve durata, spesso limitato solo al momento dei rovesci. Più in generale, ovviamente, i temporali che osserviamo all'interno di un periodo di tempo perturbato, che sono preceduti da piogge o che sono seguite da altre ore di maltempo, senza necessariamente un cambio della massa d'aria, hanno sempre un'origine dinamica.
Flavio Galbiati