La prima volta nella vita che sentiamo parlare di alluvioni avviene quando stiamo studiando gli antichi Egizi. Essi infatti attendevano le alluvioni del Fiume Nilo per avere nuova terra fertile da coltivare. Il limo depositato dalle alluvioni del Nilo era per loro una fonte di sostentamento, perché questo terreno morbido da lavorare era ricco di sostanze che servivano alle piante per crescere rigogliose.

Quindi, la loro ricchezza era dovuta proprio a questi eventi, che scandivano il passaggio delle stagioni.
Ma poi crescendo, sentiamo parlare delle alluvioni specialmente in autunno, quando molte zone d'Italia vengono colpite con danni molto ingenti. Ma allora le alluvioni sono un fenomeno utile o dannoso? E quando esattamente si verificano?
Si ha un evento alluvionale quando le acque di un fiume non vengono contenute dalle sponde e si riversano nella campagna circostante o in un centro abitato. Chi frequenta la montagna, soprattutto durante la piovosa stagione autunnale, avrà avuto occasione di vedere l'improvviso aumento di velocità e volume dell'acqua dei torrenti e il suo cambiamento di colore. L'aumento di portata può considerarsi la naturale conseguenza della pioggia intensa nel bacino a monte, mentre il cambiamento di colore e il maggior grado di torbidità indicano invece l'inizio del fenomeno di erosione. La torbidità dell'acqua denota, infatti, asportazione di terreno per scavo in alveo, franamento di sponde e abbassamento dei versanti. Il dissesto idrogeologico è una diretta conseguenza di questo fenomeno che avviene spontaneamente in montagna e che interessa le terre emerse del pianeta. Erosione significa asportazione, trasporto e deposito in un altro luogo di materiali inerti. Le acque e la gravità, assieme alla neve e ai ghiacciai sono i fattori che la determinano.
Tutti i fenomeni calamitosi legati all'assetto idrogeologico del territorio stanno mostrando una preoccupante tendenza alla crescita, per dimensioni e frequenza, rispetto al passato. La ragione di ciò non risiede soltanto nella evoluzione climatica della Terra in generale e delle nostre latitudini in particolare, ma è certamente condizionata dall'azione dell'uomo sul territorio. Ecco che allora possiamo identificare in due elementi le cause principali che provocano un'alluvione: la pioggia e l'incuria del territorio. Se non è possibile controllare l'elemento naturale, in quanto nessuno di noi è capace di decidere quanto deve piovere, è possibile per l'uomo fare qualcosa per limitare gli effetti di una pioggia molto intensa e prolungata. Ma in che termini si svolge la dinamica di un evento alluvionale? Meglio, cosa accade perché si verifichi un'alluvione?
L'acqua di un fiume è il risultato delle precipitazioni atmosferiche che sono avvenute all'interno del suo bacino idrografico. Per avere un'idea di cosa può essere un bacino idrografico, prova ad immaginare una valle qualsiasi delimitata da creste montuose e percorsa da un fiume. Tutta la pioggia che cade all'interno di questa valle raggiungerà il fiume, mentre quella che cade al di là delle creste montuose alimenterà un'altro corso d'acqua. In questo modo puoi capire che tutte le terre emerse sono divise in bacini idrografici, perché tutta l'acqua che cade si concentra in fiumi.
Prima di raggiungere il fiume, l'acqua compie un percorso sul suolo e la quantità che alla fine raggiungerà il corso d'acqua sarà minore di quella che è caduta dal cielo. Accade infatti che parte della pioggia sia intercettata dalle fogli degli alberi, dall'erba e dai cespugli, mentre quella che rimane inizia a scorrere sul suolo. Ma anche qui, una parte dell'acqua si infiltra nel sottosuolo e dunque la quantità di acqua che arriva al fiume si riduce ancora di più.
Se la pioggia è molto forte e prolungata, l'acqua che viene assorbita dalle piante e dal suolo sarà poca rispetto a quella che cade, ed il fiume che raccoglie quest'acqua inizia ad ingrossarsi. A questo punto diventa importante sapere quanta di questa acqua può essere contenuta dal fiume. Se infatti il volume di acqua è eccessivo rispetto a quello che gli argini del fiume possono contenere, si ha l'esondazione ed il territorio circostante viene allagato. Altrimenti si ha un evento di piena.
Generalmente gli antichi conoscevano le zone che periodicamente venivano interessate dalle alluvioni ed evitavano di costruire le loro case in queste zone particolarmente sfortunate.
Quando in Italia la popolazione ha iniziato a crescere velocemente e nelle città mancava lo spazio per costruire, sono state utilizzate anche queste aree, cercando di ridurre, nella migliore delle ipotesi, gli effetti delle alluvioni rialzando gli argini. Ma spesso questo non è accaduto, e per questo in Italia sono molte le zone che possono essere colpite dalle alluvioni.
In Italia questo fenomeno si manifesta con particolare frequenza, provocando ogni anno vittime umane e ingenti danni economici (colture agricole devastate, edifici e infrastrutture distrutti). Negli ultimi cinquant'anni, in Italia, si sono avute quasi 300 alluvioni gravi; le regioni più colpite sono state il Piemonte e la Toscana, seguite da Veneto, Liguria ed Emilia Romagna. Naturalmente la stagione più "fertile" per queste manifestazioni è stato l'autunno; in particolare, 6 sono state di portata eccezionale (basta citare l'alluvione di Firenze del 1966), delle quali ben 4 si sono verificate negli ultimi 10 anni; la piena del Po del 2000 ha superato quella altrettanto memorabile del 1951; il livello record del Lago Maggiore, che resisteva dal lontano 1868, negli anni '90 è stato battuto 2 volte, nel 1993 e nel 2000. Tutto questo per evidenziare come nell'ultimo decennio stia profondamente mutando la tendenza alluvionale, già consolidata, del nostro Paese in termini di frequenza.
In seguito ad uno studio statistico sul dissesto idrogeologico del territorio italiano, effettuato dagli organi competenti, è emerso che la superficie del territorio italiano a potenziale rischio idrogeologico è pari a 21.504 chilometri quadrati, di cui 13.760 per frane e 7.744 per alluvioni: il 7,1% della superficie nazionale. Sono 5.553 i comuni interessati, pari al 68,8%, mentre le regioni con la maggiore presenza di aree a rischio potenziale sono la Valle d'Aosta, la Campania, l'Emilia-Romagna e il Molise. Le province messe peggio, sempre in rapporto alla superficie totale sono Lucca, Parma, Piacenza, Caserta e Aosta. La provincia con la presenza di aree a più alto rischio potenziale di alluvione, invece, è Livorno.
E' chiaro, dunque, che il dissesto idrogeologico costituisce uno dei più gravi problemi ambientali tuttora irrisolti. La cronaca dei danni che l'Italia subisce, da nord a sud, come conseguenza di piogge abbondanti è davvero drammatica.
Una delle cause delle conseguenti inondazioni è strettamente legato allo stato dei suoli e alla loro capacità di trattenere e regolare il flusso delle acque piovane, nonché alla diffusione di rocce ad elevata componente sabbiosa ed intensamente fratturate. Ma le responsabilità non sono certamente solo naturali: importante è anche la presenza o meno di una copertura boschiva sul territorio, che spesso viene a mancare con l'opera di disboscamento da parte dell'uomo: le chiome e le radici degli alberi intercettano infatti notevoli quantità d'acqua, sottraendole al deflusso superficiale.
Un ruolo importante ha anche la gestione dei corsi d'acqua: la restrizione delle aree di espansione delle acque e la cementificazione degli alvei hanno provocato infatti l'aumento della rapidità e dell'impetuosità delle acque, soprattutto nei periodi di piena. Soprattutto negli Appennini e nelle Alpi i bacini di molto corsi d'acqua mostrano forme tipicamente giovanili, una notevole tendenza erosiva in atto, e quando ricevono molta acqua danno origine a piene molto rapide.
Questo fenomeno si è accentuato negli ultimi decenni, a causa dell'abbandono delle zone collinari e montane. La pratica dei terrazzamenti (cioè la trasformazione dei pendii in gradini per poter praticare le coltivazioni) facilitava infatti il ristagno dell'acqua e l'infiltrazione. Il flusso delle acque superficiali verso il fondovalle era minore e i tempi di deflusso erano più lunghi.
Le inondazioni producono danni alle abitazioni, industrie e terreni agricoli, minacciando la vita degli uomini e degli animali. La forte corrente dei torrenti in piena trasporta grandi detriti, causando danni ancora più ingenti di quelli prodotti dalle acque. La violenza delle acque può avere effetti devastanti; in alcuni casi vengono completamente distrutti molti habitat. Tali danni sono inoltre legati al numero di persone e cose coinvolte e saranno maggiori se questi fenomeni colpiscono una città. La rovinosa alluvione del novembre del '66 che colpì Firenze e le zone del Polesine provocò danni e vittime. A trent'anni di distanza da questi tragici eventi, gli esperti sostengono che una pioggia violenta e prolungata come quella che avvenne allora provocherebbe oggi molti più danni nelle stesse zone.
L'allagamento prolungato di alcune aree crea, inoltre, problemi alla circolazione stradale; tutte le infrastrutture investite dalla piena vengono danneggiate e le centrali idroelettriche bloccate.
Per prevenire le inondazioni è quindi necessario favorire il rimboschimento lungo i corsi d'acqua e attuare interventi di sistemazione idraulica (costruzioni di argini, impianti di canalizzazione, pulizia degli alvei) che non alterino il naturale equilibrio dei fiumi. E' importante, quindi, portare avanti la bonifica dei bacini, ricostruendo gli equilibri alterati, evitando di costringere il fiume entro alvei troppo angusti, cercando di controllare piuttosto che di modificare la naturale tendenza evolutiva.
È possibile, infine, prevedere un'alluvione studiando il territorio, per cercare di capire quanta acqua piovana può essere assorbita dal terreno di un certo bacino idrografico prima di andare ad ingrossare un fiume. Si studia quindi la natura del suolo, ma soprattutto tutti i dati che riguardano le piogge che cadono in un bacino idrografico. Questi dati sono raccolti grazie alle stazioni meteorologiche, che rilevano 24 ore su 24 per tutto l'anno molti dati, fra cui la piovosità. In questo modo, grazie all'abilità dei matematici e dei fisici, è stato possibile costruire dei modelli, vale a dire dei calcoli grazie ai quali è possibile conoscere in anticipo il comportamento di un fiume quando piove.
Rino Cutuli