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Le nebbie più comuni in Italia

30/10/2008

La quasi totalità delle nebbie sull'Italia sono nebbie da irraggiamento, ovvero nebbie provocate dalla condensazione del vapore acqueo in prossimità del suolo a seguito del raffreddamento notturno del suolo stesso per perdita di calore nella banda dell'infrarosso.

In realtà le nebbie da irraggiamento possono formarsi solo in presenza di cinque precise condizioni:

  • Cielo sereno, al fine di permettere appunto un elevato irraggiamento dal suolo.
  • Forte umidità nei primi 100-300 metri in modo che il raffreddamento notturno possa portare effettivamente alla condensazione di vapore acqueo.
  • Aria molto secca in quota, sopra i 300-500 metri, in modo che il calore perso per irraggiamento dal suolo venga il meno possibile riflesso nuovamente verso il terreno, attraverso il processo noto come effetto serra.
  • Aria molto stabile, ovvero assenza nella bassa atmosfera di moti verticali ascendenti, che avrebbero l'effetto di diluire l'umidità accumulata al suolo su strati atmosferici troppo ampi per permettere la formazione di nebbie.
  • Venti molto deboli, inferiori a 4 nodi, in modo che l'umidità accumulata al suolo non venga diluita orizzontalmente né venga dispersa verticalmente attraverso i moti di turbolenza che potrebbero generarsi. Però il vento deve avere comunque un'intensità di almeno 1-2 nodi, per far sì che il raffreddamento del suolo si propaghi a tutti gli strati atmosferici più prossimi al terreno.

Ebbene, tutte queste condizioni sono presenti nelle aree di alta pressione le quali, appunto, sono in generale caratterizzate dalla presenza di

cielo sereno, dato che nelle alte pressioni sono sempre presenti lenti moti discendenti (fenomeno della subsidenza), dell'ordine di pochi centimetri al secondo, i quali trasportano masse d'aria dall'Alta Troposfera (circa 5-10 chilometri di quota) ove la pressione è intorno a 50-100 hPa, verso il suolo, ove la pressione è di circa 1000 hPa. In tal modo l'aria che discende subisce un forte effetto di compressione, e così si riscalda, favorendo l'evaporazione delle goccioline d'acqua eventualmente presenti, e dissolvendo quindi le eventuali nubi.

Aria molto umida al suolo, infatti le deboli correnti discendenti presenti nelle aree di alta pressione costituiscono una specie di tappo, che impedisce al vapore acqueo presente in prossimità del suolo di distribuirsi verticalmente, cosicché l'umidità si accumula in un sottile strato di 100-200 metri. Se poi l'alta pressione insiste per più di 2-3 giorni, l'accumulo progressivo fa sì che in tale strato si raggiungano valori di umidità relativa superiori al 70-80 %, in presenza dei quali basta un modesto raffreddamento notturno per provocare la condensazione.

Aria molto secca oltre 500-1000 metri, in quanto nelle alte pressioni i lenti moti discendenti, come già accennato, impediscono che l'umidità liberata al suolo arrivi ad interessare gli strati superiori, cosicché oltre 500-1000 metri l'atmosfera risulta considerevolmente secca.

Aria molto stabile, in quanto la presenza di moti verticali discendenti fa sì che venga annullata ogni turbolenza dell'aria, impedendo agli strati in prossimità del suolo di muoversi verso l'alto e in tal modo diluirsi. Ma questo significa appunto che l'atmosfera è stabile.

Venti molto deboli, per via del fatto che nelle aree di alta pressione i dislivelli barici tra zone geografiche adiacenti sono molto limitati, di solito dell'ordine di 1 hPa ogni 400 chilometri, e siccome l'intensità del vento è tanto maggiore quanto più è elevato tale dislivello, i venti risultano in generale di debole intensità.

 Mario Giuliacci

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