La nebbia è uno dei fenomeni meteorologici più insidiosi e pericolosi per le innumerevoli attività che quotidianamente si svolgono laddove tale evento è naturalmente più diffuso. Sia per frequenza che per intensità, la nebbia spesso anche nel nostro Paese provoca notevoli conseguenze di ordine pratico, soprattutto sul traffico terrestre, sulla navigazione marittima ed aerea. Ma le influenze si ritrovano anche in altri ambiti lavorativi come per esempio nel settore agricolo, uno dei più esposti, in generale, ai principali agenti atmosferici che si verificano in natura. Non dimentichiamo poi le ripercussioni che si hanno sul benessere fisiologico dell'uomo e il forte legame esistente tra nebbia e inquinamento: non per niente la parola smog deriva dall'inglese smoke (fumo) e fog (nebbia). Le condizioni atmosferiche favorevoli alla formazione della nebbia, infatti, prevedono che l'aria vicina al suolo sia stagnante in modo da favorire il progressivo accumulo degli inquinanti vicino alla loro fonte, spesso quindi in prossimità dei centri urbani. Le particelle inquinanti aumentano, inoltre, la durata e la frequenza delle nebbie perché costituiscono il supporto ideale per la condensazione del vapore nelle goccioline di nebbia.
Indubbiamente, la nebbia ha un certo fascino, ma è anche un fenomeno non gradito, specie per coloro che abitano in Pianura Padana dove nella stagione autunnale e invernale (un po' meno in quella primaverile) possono persistere tutto il giorno e anche per più giorni consecutivi. Lungo le coste del Tirreno e dell'Adriatico la nebbia è piuttosto frequente in autunno e in primavera e può essere tanto intensa da ostacolare la piccola navigazione costiera. Il massimo d'intensità della nebbia si ha, invece, in gennaio in una zona a sud-est di Milano che si può definire con un triangolo i cui vertici sono rappresentati dalle città di Piacenza, Padova e Bologna. A man a mano che si procede ai margini della pianura la nebbiosità diminuisce rapidamente. Al Sud e nelle Isole la nebbia è addirittura un fenomeno più raro.
Ma che cos'è la NEBBIA esattamente? E' un'idrometeora che si forma per condensazione del vapor acqueo in prossimità del suolo in minuscole goccioline d'acqua, dell'ordine di 5-10 micron di diametro, che modificano le proprietà ottiche dell'aria, riducendo la visibilità al di sotto di 1 km. La nebbia appare come una densa formazione grigia o biancastra, simile a nubi se vista da lontano, a immediato contatto con il suolo, più frequente di notte e al mattino. Un indizio di prossima genesi della nebbia è la densa foschia verso sera, dalla quale si distingue per il fatto che quest'ultima fa riferimento ad una visibilità superiore a 1 km. Per il formarsi della nebbia vi sono ore, stagioni e condizioni atmosferiche tipiche. Non essendo altro che una nube al suolo, la nebbia si forma quando lo strato d'aria in prossimità del suolo diventa saturo, dando inizio alla condensazione. Ciò può avvenire per:
- umidificazione della massa d'aria vicina al suolo (nebbie da evaporazione);
- raffreddamento dell'aria (nebbie da raffreddamento)
Tale raffreddamento può essere di tipo isobarico, nel caso avvenga in condizioni in cui non vi siano significativi gradienti barici tra zone adiacenti, dove quindi persista una situazione di stabilità anticiclonica, e di tipo adiabatico, quello che comunemente avviene con la formazione delle nubi. In ogni caso, questo tipo di condensazione porta ad avere:
- nebbie da irraggiamento
- nebbie da avvezione
Le nebbie da irraggiamento, le più frequenti sulle zone pianeggianti, sono prodotte dal forte raffreddamento notturno, quando il terreno irraggia calore verso l'alto, raffreddando uno strato d'aria via via crescente ad iniziare dal suolo. Il raffreddamento, favorito quando il cielo è sereno, produce uno strato nebbioso di spessore in genere intorno a 100-200 metri e difficilmente al di sopra di 300 metri. Tale tipo di nebbia tende a dissolversi nelle ore più calde della giornata e si genera in condizioni meteorologiche caratterizzate da cielo sereno, quasi totale assenza di vento, elevato grado di umidità, presenza di inversione termica e atmosfera molto stabile. Tali condizioni si ritrovano più frequentemente nel periodo invernale e in presenza di strutture di alta pressione.
Le nebbie d'avvezione, invece, si producono all'interno di masse d'aria umida e relativamente calda, che scorrono lentamente su una superficie più fredda. Le nebbie sul mare sono quasi sempre d'avvezione perché il mare di notte irraggia molto meno della terraferma e sono prodotte dallo scorrimento di correnti di aria calda e umida su un mare più freddo e possono poi invadere anche le zone costiere, in particolare durante il giorno quando si attivano i venti di brezza che le spingono verso terra. Alle nebbie d'avvezione appartengono anche quelle che si formano quando aria calda marittima invade durante le ore notturne la terraferma, più fredda perché ha perso calore per irraggiamento, e le nebbie nei fondovalle, dove, durante la notte, l'aria fredda accumulatasi scende e si deposita lungo i pendii delle montagne. Soprattutto per quanto riguarda le nebbie da irraggiamento, esiste una sorta di evoluzione ciclica della nebbia: essa, infatti, si dissolve o si dirada nelle ore centrali del giorno quando il riscaldamento del suolo si trasmette all'aria, con conseguente evaporazione delle goccioline di nebbia, per poi ripresentarsi dopo il tramonto, momento in cui ha inizio la dispersione del calore immagazzinato dal suolo durante la giornata in direzione dell'atmosfera sovrastante. La nebbia comincia, quindi, ad attenuarsi dal basso verso l'alto così come dai bordi dell'area nebbiosa verso il suo centro. In genere, al dissolvimento per evaporazione si accompagna un parziale sollevamento dovuto a deboli moti verticali che facilitano ulteriormente la scomparsa della nebbia. In alcuni casi, tale sollevamento comporta un miglioramento della visibilità, ma il cielo rimane grigio e le temperature al suolo aumentano di poco dai valori minimi del mattino. La nebbia, inoltre, è uno dei presupposti per la formazione di gelicidio, cioè quella patina di ghiaccio che può formarsi sulle strade in certe rigide giornate invernali, insidiosissime per la circolazione perché invisibile. Le goccioline costituenti la nebbia gelano, infatti, appena a contatto con il suolo avente temperatura inferiore a 0°C. Se invece le goccioline sono sopraffuse, pur in ambiente sottozero, il gelicidio si forma anche nel caso in cui la temperatura della superficie terrestre è di poco superiore a 0°C.

Non dimentichiamo infine che, unitamente al formarsi della nebbia, si ha, occasionalmente, la precipitazione delle piccolissime goccioline di cui è costituita (pioviggine).
Per concludere, si può osservare come l'elevata incidenza delle formazioni nebbiose in Val Padana nel periodo invernale costituisca una delle peculiarità di tale regione che entra nel palmares delle aree più nebbiose del pianeta, a causa anche della complessa conformazione topografica della valle entro la quale ristagna facilmente l'aria umida e persistono fenomeni di inversione termica.
Rino Cutuli