TGCOM News
HOME  >  Wikimeteo  >  Mediateca-Meteopillole  >  Il clima in Italia

Il clima in Italia

31/10/2008

Ormai la frase "le stagioni non sono più quelle di una volta" è un po' sulla bocca di tutti, ma non bisogna meravigliarsi troppo perché è una lamentela antica quanto l'uomo: lo diceva infatti anche Virgilio già 2000 anni fa.

Negli ultimi 20 anni, però, quelle che potevano sembrare semplici anomalie occasionali, stanno in realtà diventando la normalità. Senza trarre conclusioni allarmistiche, sembra proprio che il clima della Terra stia subendo negli ultimi decenni alcuni cambiamenti, che potrebbero avere, anche a breve, conseguenze importanti.

Il principale indiziato rimane l'effetto serra, o meglio, l'aumento dell'effetto serra a causa dell'immissione in atmosfera di grandi quantità di gas serra, come l'anidride carbonica e il metano. La prima conseguenza è l'aumento della temperatura media dell'atmosfera terrestre. Negli ultimi 50 anni questo rialzo è stato quantificato a livello globale intorno al mezzo grado, un'enormità nel precario equilibrio climatico-ambientale del nostro pianeta. E la tendenza è stata più marcata nell'ultimo ventennio.

Effetto serra

La temperatura media della superficie terrestre è di circa 15 °C.

Tale valore è legato a un bilanciamento tra il calore solare che scalda la Terra e l'energia persa dal nostro pianeta "per irraggiamento" (l'irraggiamento è un metodo di trasmissione del calore che si basa sull'emissione di raggi infrarossi). L'energia totale irraggiata dalla Terra vale 3081016 calorie al minuto, mentre l'energia totale in arrivo dal Sole è di 2631016 calorie al minuto, di cui una parte viene riflessa verso lo spazio e il resto viene assorbito dall'atmosfera e dalla superficie. Sembrerebbe pertanto che la Terra disperda più energia di quella ricevuta; di questo passo la temperatura superficiale dovrebbe progressivamente diminuire per tentare di raggiungere un punto di equilibrio termico e gli abitanti della Terra si troverebbero in una perenne era glaciale. Infatti, l'equilibrio verrebbe raggiunto solo quando l'energia irraggiata eguaglia quella assorbita. Supponendo che tutta l'energia in arrivo dal Sole venga trattenuta e poi irraggiata dal sistema Terra-atmosfera, si potrebbe calcolare una temperatura media annuale di 5 °C. Quindi, neppure sfruttando teoricamente al 100% la radiazione entrante si arriverebbe a ottenere la corretta temperatura media annuale. In aggiunta, nella realtà, bisogna tenere conto della parte di radiazione rispedita verso lo spazio per riflessione, che ammonta a circa il 30%; in tal caso i calcoli porterebbero a una temperatura media di circa -23 °C, piuttosto lontana rispetto ai 15 °C reali. Siccome, però, nel corso dei secoli la temperatura media annua si è mantenuta più o meno costante con solo piccole variazioni, occorre supporre che il deficit energetico venga reintegrato da qualche altro flusso di energia diretto dall'atmosfera verso il suolo. In effetti solo una piccola parte dell'energia irraggiata dalla superficie terrestre riesce a sfuggire nello spazio, mentre la parte restante viene catturata principalmente da vapore acqueo, anidride carbonica e, in misura minore, anche dall'ozono stratosferico. Tali sostanze, a loro volta, riemettono in tutte le direzioni la radiazione ricevuta; la frazione di energia riemessa verso il suolo è detta controradiazione.

In definitiva, nei confronti della radiazione, l'atmosfera si comporta proprio come una serra: è quasi trasparente ai raggi solari, ma tende a trattenere la radiazione emessa dal suolo (effetto serra).

Ogni strato atmosferico è coinvolto nella controradiazione, soprattutto in rapporto al contenuto alquanto variabile del vapore acqueo, il maggior responsabile dell'effetto serra. Il contributo maggiore è dato dagli strati atmosferici vicini al suolo: con normali contenuti di vapore acqueo i primi 100 metri contribuiscono per il 73%; i primi 600 metri sono responsabili del 90% della controradiazione. Nelle giornate serene (ossia con scarsa concentrazione di vapore) la controradiazione è minima (70-80%), mentre in presenza di cielo coperto raggiunge i massimi valori (95%).
I principali gas serra presenti nella nostra atmosfera sono l'anidride carbonica (o biossido di carbonio, CO2), gli ossidi di azoto (NO, NO2), il metano (CH4), l'ozono (O3) e, soprattutto, il vapore acqueo.

Se si esclude il vapore acqueo, il principale dei gas serra è sicuramente l'anidride carbonica.

Il contributo dell'anidride carbonica è pari a 1/6 rispetto a quello del vapore acqueo, ma tale gas riveste un ruolo importante nell'equilibrio climatico del nostro pianeta; infatti, mentre le concentrazioni di vapore, pur essendo variabili nello spazio e nel tempo, a lunga scadenza si presentano mediamente costanti, la concentrazione di anidride carbonica nell'ultimo secolo ha fatto registrare una rapida crescita, incrementando così l'apporto della controradiazione media annuale e, di conseguenza, facendo salire la temperatura media superficiale della Terra.
All'aumento delle concentrazioni di questo gas nell'atmosfera - aumento dovuto alle sempre crescenti immissioni di prodotti di combustione da parte dell'uomo - si fa risalire gran parte del progressivo aumento delle temperature del Pianeta, fenomeno noto come Global Warming. Del resto dal 1850 al 1950 la temperatura media dell'atmosfera è aumentata di circa 0,5 °C: di questi circa 0,26 °C sono associabili all'incremento dell'attività solare, mentre il resto è quasi sicuramente dovuto a un incremento dell'effetto serra di natura antropica. Ancor più drammatico il surriscaldamento del nostro Pianeta negli ultimi decenni: nell'ultimo ventennio, rispetto al trentennio di riferimento 1951-1980, la temperatura media della Terra è aumentata di circa 0,3 °C.
Dal 1850 a oggi la concentrazione dell'anidride carbonica è aumentata di circa il 30% ed è proprio in questo periodo di tempo - relativamente breve - che si è registrato il più forte riscaldamento dell'ultimo milione di anni e oltre.
Il clima del prossimo futuro, e più in generale quello del XXI secolo, è legato soprattutto all'evoluzione delle emissioni di gas-serra e, in particolare, della CO2. Gli scenari sono diversi, a seconda dello sviluppo economico futuro e delle misure di tutela ambientale che verranno intraprese nei prossimi anni. Nell'ipotesi di una crescita economica media, senza forti contromisure per limitare l'emissione di gas serra, entro la fine del secolo la concentrazione di CO2 nell'atmosfera rispetto ai valori attuali sarà più che doppia.

Gli effetti principali di questo aumento dell'anidride carbonica nell'atmosfera sarebbero fondamentalmente tre: un aumento della temperatura media del Pianeta, uno stravolgimento della circolazione generale dell'atmosfera e una spiccata instabilità climatica.

A prescindere dall'entità precisa dei cambiamenti climatici derivanti dall'incremento dell'effetto serra, sono comunque prevedibili delle importanti conseguenze diffuse, quali:

  • lo scioglimento dei ghiacciai e del ghiaccio marino;
  • l'innalzamento del livello del mare e possibile inondazione delle zone basse;
  •  variazioni nei regimi pluviometrici con ripercussioni in siccità e inondazioni;
  • cambiamenti nell'incidenza degli estremi climatici, soprattutto le massime nei periodi più caldi.

In Italia le variazioni climatiche più marcate che si sono già registrate, sono concentrate nei mesi estivi e invernali.

Estate

Nell'ultimo ventennio la media delle temperature massime estive in Italia è aumentata di quasi 1 °C rispetto al trentennio 1950-1980.

Si tratta di un valore allarmante: da un punto di vista puramente teorico si può dimostrare che un simile incremento fa sì che aumenti di molto la probabilità che in una singola estate si verifichino ondate di caldo intenso.



Fig. 1 - Temperature medie estive in Italia negli anni '58-'99. La linea tratteggiata indica la temperatura media dei due ventenni, la linea continua la tendenza globale.

Negli ultimi 20 anni in Italia vi sono state 6 estati eccezionalmente calde negli anni '83, '88, '94, '95, '98 e 2003 con un incremento del 50% rispetto al trentennio precedente.

Da uno studio svolto presso il Centro Epson Meteo è stato evidenziato uno stretto legame tra queste ondate di caldo e il Niño (l'anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale). I casi più intensi di Niño dell'ultimo ventennio sono avvenuti nel 1982-1983 (il più intenso del secolo insieme a quello del 1998), 1988, 1991-1995 (il più lungo del secolo) e 1998. Si tratta dell'ennesima dimostrazione che l'intero pianeta si regge su un equilibrio ambientale tanto preciso quanto delicato: piccole cause possono portare grandi conseguenze anche a distanze elevate.
Anche il regime pluviometrico è sensibilmente cambiato: le piogge sono diminuite intorno al 15% nell'ultimo ventennio. Tale tendenza è comune a tutta la fascia del globo compresa tra l'Equatore e i 45 gradi di latitudine circa. E in Italia questa diminuzione proprio nei mesi più caldi rende drammatico lo stato delle riserve d'acqua in tutte le nostre regioni meridionali. Il fenomeno desertificazione è purtroppo in rapido aumento in tutta l'Europa mediterranea e in Italia colpisce soprattutto Sardegna, Sicilia, Basilicata e Puglia.

Nonostante gli episodi piovosi estivi in Italia siano diminuiti, paradossalmente quando piove piove più intensamente che nel passato tanto che dal 1980 a oggi il numero di nubifragi è cresciuto del 25% circa.

Non è possibile fare previsioni certe su come saranno le estati future, ma sembra probabile che la tendenza ad avere estati più calde e secche continuerà anche nei prossimi anni.

Inverno

Anche gli inverni degli ultimi 20 anni hanno subito profondi cambiamenti rispetto al trentennio precedente.

In Italia piove e nevica di meno, sono aumentati gli inverni siccitosi, le ondate di freddo sono meno frequenti e meno intense, si è alzato il limite delle nevicate sulle Alpi, le nebbie si sono drasticamente ridotte, specie nella pianura padano-veneta, sono aumentati i casi di Föhn sulla Val Padana centro-occidentale.

La causa più diretta di questi cambiamenti è da ricercare nella anomala posizione dell'Anticiclone delle Azzorre, il quale invece che restare confinato sull'Atlantico lasciando così la strada libera alle perturbazioni atlantiche, si sta sempre più spesso spingendo verso l'Europa occidentale (Spagna, Francia, Inghilterra e Italia settentrionale) formando un vero e proprio blocco per le perturbazioni provenienti da ovest. Nello stesso tempo l'Anticiclone delle Azzorre blocca anche l'espansione verso l'Europa centrale dell'Anticiclone russo, responsabile nella maggior parte dei casi delle più intense ondate di freddo anche sul nostro Paese. E così gli inverni sono sempre più secchi e miti.


Fig. 2 - Temperature medie invernali in Italia negli anni '58-'99. La linea tratteggiata indica la temperatura media dei due ventenni, la linea continua la tendenza globale.


Dal 1980 le temperature medie in inverno in Italia hanno subito un generale incremento rispetto al ventennio precedente; gran parte di questo aumento è avvenuto nell'ultimo decennio, cioè a partire dal 1990 quando in tutta la nostra penisola si sono misurate le temperature medie invernali più alte mai registraste negli ultimi 50 anni.

Il maggior rialzo, superiore al grado centigrado, è avvenuto sulle regioni settentrionali mentre su quelle centrali è stato più contenuto e su quelle meridionali è risultato modesto, ad eccezione della Campania. Gran parte di questo aumento delle temperature è avvenuto nei mesi di gennaio e febbraio, i mesi generalmente più freddi dell'anno.

Su base nazionale nell'ultimo ventennio la quantità media di pioggia nei mesi invernali è diminuita del 25% rispetto al ventennio precedente, con una riduzione più forte sul Nord Italia (-32%) e più contenuta al Centrosud (-18%).

Nell'ultimo ventennio ben 18 stagioni invernali hanno avuto una piovosità inferiore a quella media del trentennio precedente. Degli 8 episodi di forte siccità avvenuti in Italia negli ultimi 50 anni (inverni '63-'64, '74-'75, '88-'89, '89-'90, '91-'92, '98-'99, '99-2000, 2001-'02) ben 6 si sono verificati nell'ultimo ventennio. Il calo più vistoso delle precipitazioni invernali è avvenuto nell'ultimo decennio: la diminuzione media in Italia rispetto al decennio precedente è stata del 18%.
L'aumento delle temperature medie invernali se da un lato ha notevolmente ridotto la probabilità di osservare nevicate fino a basse quote, tanto che sembrano eventi più che mai rari ed eccezionali, dall'altro ha ridotto drasticamente l'incidenza delle nebbie.

Negli ultimi 20 anni le nebbie sono diminuite ovunque (dal 30 al 50%), ma in particolar modo nelle pianure del Nord Italia. Nella Val Padana centro-occidentale, ad allontanare le nebbie ha contribuito anche l'aumento degli episodi di Föhn.

Il drastico decremento delle precipitazioni invernali ha portato soprattutto nell'ultimo decennio ad una sempre più frequente carenza di neve sulle Alpi. Unitamente all'aumento della temperatura, questa situazione ha contribuito ad accelerare l'arretramento e la perdita di volume dei ghiacciai alpini. Il riscaldamento invernale ha anche ridotto il periodo di innevamento delle nostre montagne e alzato il limite delle nevicate.

GLOSSARIO METEO

Mat.Pom. Sera Notte T max T min
  • Oggi 21°10°
  • Domani 27°15°
  • Gio. 24 28°17°
  • Ven. 25 23°19°
  • Sab. 26 22°16°
METEO ONE CLICK

Le previsioni del tempo in Italia