L’onda del Niño in aiuto ai Conquistadores
La storia e in alcuni casi la fine di molte civiltà precolombiane è stata fortemente segnata dai capricci del clima del Sud America. E così, se la florida civiltà dei Maya si è estinta sotto la pressione di lunghi e rigidi periodi di siccità, la repentina capitolazione dell'impero Inca di fronte agli archibugi dei conquistadores spagnoli fu decisamente favorita da un'anomalia climatica tipica dell'area del Pacifico Tropicale: El Niño. La conquista dell'Impero Inca difatti si presentava come un'impresa assai difficile non tanto per l'opposizione dei guerrieri andini, quanto piuttosto per le intemperanze del clima. Per ben due volte, tra il 1524 e il 1526, Pizarro, partendo da Panama, tentò invano di raggiungere le coste peruviane, respinto, dopo mesi di difficoltosa navigazione, da venti che soffiavano in direzione avversa. La terza spedizione però incontrò molta più fortuna. Il condottiero spagnolo partì ai primi di gennaio del 1531 da Panama con tre vascelli, 180 soldati e 27 cavalli, e in soli tredici giorni, spinto da venti questa volta favorevoli, coprì più di 500 miglia, approdando sulle coste della Baia di San Mateo, nella parte più meridionale dell'odierno Ecuador. Da qui la spedizione proseguì, marciando spedita a ridosso della costa, fino al Golfo di Guayaquil, che raggiunse agli inizi del 1532. Giunto a questo punto, solo l'impervio deserto di Sechura, che si spinge dai monti andini fino alle coste, divideva Pizarro da Cajamarca, la residenza dell'imperatore Inca. Il condottiero spagnolo scelse di marciare ai margini del deserto, alle pendici delle Ande, e riuscì infine a raggiungere la sua meta. Nella sua impresa fu però aiutato da un clima insolitamente umido per quella stagione, condizione che gli consentì di trovare sulla sua strada una rigogliosa vegetazione e ruscelli in piena in grado di sostenere i bisogni tanto delle truppe quanto del bestiame al seguito. In tal modo nel novembre del 1532 Pizarro, giunto a Cajamarca con il suo piccolo esercito, catturò e giustiziò l'imperatore Atahuallpa, ponendo praticamente fine al secolare impero degli Inca. I venti favorevoli e le piogge anomale e abbondanti che spinsero a buon esito l'impresa portano però una firma ben precisa, quella del Niño. Ma cos'è in realtà il Niño? Ebbene, in condizioni normali, nel Pacifico Tropicale vi è un'enorme differenza di temperatura tra le acque dei due lati opposti dell'Oceano: mentre quelle che lambiscono il Sud America hanno una temperatura superficiale di circa 23 gradi, tra Australia e Indonesia le acque marine hanno una temperatura superficiale di circa 28 gradi.

Nelle annate normali, sul bordo occidentale del Pacifico, tra Indonesia e Australia grazie all'azione degli alisei si forma una regione marina caratterizzata da temperature decisamente elevate e nota come Warm Pool (letteralmente "Piscina Calda") del Pacifico. Grazie alle grandi quantità di calore e umidità trasferite all'atmosfera il clima su tale regioni risultà perciò particolarmente umido e piovoso, mentre sul lato opposto dell'oceano, caratterizzato da temperature superficiali decisamente più basse, ricadono correnti secche responsabili di tempo in generale bello e asciutto (vedi figura sopra).
Questa differenza nasce dall'azione degli alisei, forti venti che soffiano - durante quasi tutto l'anno - da est verso ovest, e spingono così una gran quantità di acqua direttamente scaldata dal sole proprio sul bordo occidentale del Pacifico, dove quindi anche nuvole e piogge sono più abbondanti; viceversa, lungo le coste del Sud America, per rimpiazzare quella raschiata via dagli alisei, risale dai fondali acqua molto più fredda. Ma con il Niño tutto viene stravolto! Nelle sue annate difatti gli alisei si indeboliscono fino a scomparire, e le acque calde accumulate ad ovest defluiscono lentamente verso le coste di Ecuador e Perù. Con le acque più calde però anche le piogge migrano lentamente verso est, andando a bagnare pure zone solitamente molto aride.

Periodicamente, ogni circa 4-5 anni, gli alisei sul Pacifico Tropicale si indeboliscono fin quasi a scomparire, favorendo un deflusso delle acque molto calde accumulate nella Warm Pool verso levate: una lingua d'acqua calda si allunga progressivamente dai margini occidentali dell'Oceano fino a lambire le coste del Sud America, all'altezza di Ecuador e Perù. Con l'arrivo acque caratterizzate da temperature superficiali superiori sul Pacifico Tropicale Orientale si formano in tali occasioni molte più nubi e piogge del normale, mentre la piovosità sul lato opposto dell'Oceano (dove viene a mancare in gran parte l'apporto di calore e umidità della Warm Pool) cala drasticamente. A seguito di questi cambiamenti tutta la circolazione atmosferica nel bacino del Pacifico subisce profondi cambiamenti (vredi figura sopra).
Insomma El Niño è un anomalo riscaldamento di buona parte del Pacifico, fenomeno che sconvolge la circolazione dell'atmosfera di tutte le regioni vicine, sostituendo ad esempio gli alisei che impedivano il viaggio di Pizarro con venti più favorevoli provenienti da nord, e portando abbondanti piogge lungo le coste di Perù e Ecuador dove solitamente piove pochissimo.
Andrea Giuliacci