Lunedì 17 marzo una depressione umida di origine atlantica si accosta alle coste portoghesi e con il suo fronte freddo attraversa lentamente tutta la Penisola Iberica, portandosi tra i Pirenei e il Golfo del Leone. Qui riceve un ulteriore contributo di aria caldo-umida mediterranea in risalita dalle Baleari.
La depressione segue un intenso fronte atlantico che ha attraversato l'Europa nel precedente weekend. Al suo seguito, un nucleo di aria artica sganciatosi dalle isole Svalbard, si getta sul Mar di Norvegia preceduto da un centro secondario di bassa pressione responsabile di un ritorno delle condizioni spiccatamente invernali con estese nevicate tra la Svezia meridionale e la Danimarca. Più a sud, le pianure mittleuropee, la Francia e le Isole Britanniche stentano a superare i 7 °C in pieno giorno, spazzate da freddi venti da nord-est al seguito del fronte atlantico, che a stretto giro di boa si addossano oltralpe (Figura 1).

Nella nottata successiva la parte avanzata del fronte in avvicinamento dai Pirenei si fonde con la parte avanzata dell'aria fredda nel Sud della Francia, mentre il centro di bassa pressione in Atlantico si isola e inizia a vivere in modo indipendente. La mattina del 18 marzo il fronte si trova tra le Alpi Cozie e l'altopiano carsico, tagliando in due la Pianura Padana.
Intanto il nucleo di aria artica raggiunge il minimo depressionario al suolo tra la Polonia e la Germania, aumentando il carattere barotropico della struttura che si approfondisce al suolo; il fronte di irruzione fredda associato si continua ad addossare a ridosso delle Alpi e non riesce a sfondare a sud-ovest, sulla Francia (Figura 2).

La massa d'aria molto fredda staziona sulle pianure centrali europee dove le massime superano di poco i 5 °C. Sul Nord Italia, l'aria fredda tracima dai valichi alpini e inizia a trovare il contrasto con le correnti umide mediterranee sul Mar Ligure e sull'alto Adriatico. Aria mite dalle basse latitudini in moto verso nord-est, incontra i rilievi della Corsica e della Sardegna ed è deviata a nord di Capo Corso e, attraverso le Bocche di Bonifacio, verso il centro Italia. La linea di confluenza delle due masse d'aria di opposte origini porta a due aree di forte instabilità atmosferica, la prima tra il Levante ligure e la Toscana settentrionale e la seconda tra la pianura veneta e l'alto Adriatico (Figura 3).

Accumuli notevoli con punte di 60 mm vengono registrati sulla Toscana settentrionale in prossimità dei rilievi. Nel pomeriggio l'aria fredda addossata alle Alpi che non ha trovato una via di sfogo ad ovest, lo trova invece dalla porta della Bora. La prima area a risentire del nuovo tipo di aria è quella delle Dolomiti mentre, per altro motivo, sull'Appennino tosco-emiliano l'abbassamento di temperatura è dovuto all'abbattimento dalle quote superiori dell'aria fredda durante i forti rovesci (Figura 4).

Il sistema umido caratterizzato da cumulonembi di piccola dimensione che provocano precipitazioni a macchia di leopardo sul versante tirrenico, nella nottata successiva si fonde in nuclei piovosi più estesi a ridosso dell'Adriatico, tra la Romagna, le Marche e l'Abruzzo, prima di dirigersi verso la costa dalmata (Figura 5). Gli accumuli non sono risultati elevati ma su queste regioni la precipitazione è stata più uniforme che dall'altro lato dell'Appennino.

In conclusione abbiamo assistito a un evento tipico del mese di marzo, che poteva assumere connotati ben più promettenti dal punto di vista precipitativo se la depressione atlantica non si fosse isolata di fronte alla coste galiziane.
Andrea Rossi - MeteoNetwork