Sul Nord Italia, dopo un dicembre trascorso all'insegna del bel tempo, con un deficit pluviometrico che ha localmente raggiunto punte del 70-80% in Piemonte e Lombardia, il primo mese del nuovo anno ha conosciuto il ritorno in grande stile delle precipitazioni. Ciò è avvenuto per merito di una lunga fase perturbata che ha caratterizzato la prima metà del mese e che ha visto, sul Mediterraneo occidentale, l'ingresso deciso di perturbazioni atlantiche ben organizzate, come non accadeva da molti mesi. Non dovrebbe costituire notizia un simile comportamento del tempo in un periodo dell'anno che su scala nazionale dovrebbe essere, statisticamente, relativamente piovoso; ma ragionando nell'ottica del cambiamento climatico che si sta manifestando in termini di estremizzazione dei fenomeni, questa fase piovosa di gennaio rientra all'interno di un quadro atmosferico che negli ultimi anni è andato drasticamente mutando e che è sempre meno confrontabile con la statistica riferita al periodo 1961-1990, cioè al trentennio di riferimento preso per convenzione dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale.
Negli ultimi due decenni, infatti, la circolazione atmosferica di questo mese sul Mediterraneo e sull'Italia è evoluta verso un regime più caldo e più secco rispetto al passato. Nel complesso, però, questo cambiamento del clima non è apparso omogeneo su tutta la penisola, bensì molto più evidente e marcato sul Nord Italia che più di tutte le altre regioni ha sperimentato, in particolare dalla fine degli anni Novanta, un repentino aumento dei casi di siccità proprio nei mesi invernali. Una delle cause che possono spiegare questa linea di tendenza, ormai consolidata, va senza dubbio ricercata in una traslazione verso nord del flusso perturbato atlantico e delle sue piovose perturbazioni, la cui parte più attiva in termini di fenomeni è ora costretta a scorrere a nord della catena alpina. Facendo il confronto, infatti, tra il campo barico medio sull'Europa calcolato sul trentennio 1961-1990 e quello riferito al periodo 1991-2007 si notano tre importanti fattori di cambiamento della situazione atmosferica (si vedano le figure 1 e 2).

FIGURA 1 Il campo di pressione medio di gennaio, riferito al trentennio 1961-1990, mostra l'ingresso delle perturbazioni sul Mediterraneo occidentale e successivamente sull'Italia.

FIGURA 2 Nell'ultimo ventennio la situazione è cambiata: l'aumento della pressione a ovest del nostro continente blocca il flusso perturbato che è costretto a scorrere a latitudini più elevate: sull'Italia piove meno.
Innanzitutto è evidente un aumento dei valori di pressione alle latitudini mediterranee, stimabile fino a +3 hPa sulla Penisola Iberica, +2/+3 hPa sulle Alpi e sulle regioni settentrionali e +1/+1,5 hPa nel Sud Italia: si è cioè verificato un rigonfiamento verso nord della fascia anticiclonica subtropicale, di cui fanno parte l'Anticiclone delle Azzorre e quello nord-africano, con conseguente blocco delle correnti umide oceaniche che sono costrette a deviare il moto delle perturbazioni verso latitudini più elevate. In secondo luogo, sui paesi dell'Est Europa, si nota un cedimento in ugual misura dello stesso campo barico, stimabile in -2/-4 hPa lungo i meridiani che attraversano il Mar Baltico e la Finlandia fino al Mar Nero. È quindi evidente come, nell'ultimo ventennio, la circolazione abbia mostrato una maggiore predisposizione a preferire scambi meridiani al consueto flusso zonale, tipico del trentennio precedente. Da non sottovalutare, infine, l'intensificazione delle depressioni sul Nord Europa, in media più profonde di circa 4/5 hPa rispetto al passato.
I cambiamenti della circolazione appena descritti possono essere imputabili al riscaldamento globale (la cautela è d'obbligo perché se da un lato il riscaldamento del pianeta è evidente e dimostrato, i suoi effetti sui cambiamenti climatici sono ancora in fase di studio). L'aumento di temperatura che si è manifestato nell'ultimo secolo (+0,74 °C a scala planetaria e +1,0 °C a scala nazionale) è una misura dell'aumentata quantità di calore immagazzinata dal nostro pianeta, con conseguente alterazione dell'intensità dei fenomeni atmosferici e della circolazione atmosferica stessa. Il surplus energetico disponibile sembra tradursi in un aumento della frequenza di periodi caratterizzati dallo stesso tipo di tempo (sia esso di natura stabile che perturbata) e della loro durata. Nello specifico, anche il mese di gennaio di quest'anno ha ricalcato questa tendenza: a una prima fase umida e piovosa durata fino al giorno 17, ne è seguita un'altra caratterizzata da tempo più stabile che ci ha interessato fino alla fine del mese. Sebbene il bilancio mensile della pressione tenda a valori elevati, confermando quindi l'andamento barico dell'ultimo ventennio, è altrettanto evidente come quest'anno l'abbassamento del flusso perturbato che si è avuto nelle prime due settimane abbia avuto la possibilità di interagire con il bacino del Mediterraneo, proprio come avveniva in passato (si veda la figura 3).

FIGURA 3 La situazione di gennaio 2008: la fase perturbata delle prime due settimane ha riportato le piogge sulle regioni occidentali italiane, lasciando però a secco il versante orientale più protetto da un campo di alta pressione presente sulla Penisola Balcanica.
La fase piovosa ha interessato tutte le regioni occidentali italiane, specie quelle centro-settentrionali, mentre tutto il versante orientale, dall'alto Adriatico al basso Ionio, ha sperimentato un regime siccitoso. Analizzando nel complesso la situazione, emerge proprio come il quadro pluviometrico delle anomalie, calcolate in millimetri al giorno, evidenzi per gennaio di quest'anno valori di +1/+1,5 sul Nord-Ovest, in controtendenza con l'andamento medio avuto negli ultimi 17 anni in cui l'anomalia ha raggiunto valori tra -0,4 e -0,6 mm al giorno. Al Sud, invece, la situazione è apparsa completamente ribaltata: a un incremento medio delle precipitazioni che si è verificato nel periodo 1991-2007 è seguito, quest'anno, un gennaio avaro di precipitazioni, con un deficit stimabile fino a -1,0/-1,5 mm al giorno sul basso Adriatico e sull'area ionica (si veda la figura 4).

FIGURA 4 Confronto tra le anomalie di precipitazione riferite al periodo 1991-2007 e quelle di quest'anno: si può notare come la situazione sia completamente ribaltata.
Nella tabella seguente, dividendo l'Italia tra regioni occidentali e orientali e procedendo da nord a sud, riportiamo nel dettaglio per alcune città italiane i quantitativi di pioggia cumulati durante il mese di gennaio e le relative anomalie calcolate rispetto al trentennio 1961-1990.
|
Regioni occidentali
|
Regioni orientali
|
|
Città
|
Cumulata
in mm
|
Anomalia
in %
|
Città
|
Cumulata
in mm
|
Anomalia
in %
|
|
Bergamo
|
95,0
|
+33,8
|
Trieste
|
70,8
|
-0,6
|
|
Brescia
|
94,4
|
+58,4
|
Venezia
|
56,4
|
-2,9
|
|
Milano
|
84,2
|
+30,9
|
Verona
|
50,8
|
-6,8
|
|
Torino
|
52,4
|
+29,4
|
Ferrara
|
45,3
|
+18,2
|
|
Capo Mele
|
84,1
|
+18,5
|
Bologna
|
49,8
|
+16,1
|
|
Genova
|
143,8
|
+35,2
|
Ancona
|
13,6
|
-73,5
|
|
Pisa
|
147,2
|
+98,7
|
Pescara
|
16,8
|
-69,3
|
|
Firenze
|
99,0
|
+35,4
|
Campobasso
|
13,1
|
-76,3
|
|
Arezzo
|
89,7
|
+50,3
|
Amendola
|
14,0
|
-66,4
|
|
Roma
|
101,0
|
+22,3
|
Bari
|
13,8
|
-72,8
|
|
Napoli
|
117,2
|
+12,3
|
Reggio Calabria
|
13,2
|
-79,0
|
|
Capo Palinuro
|
104,4
|
+9,9
|
Messina
|
45,3
|
-60,0
|
|
Alghero
|
75,3
|
+16,7
|
Catania
|
15,9
|
-72,8
|
|
Cagliari
|
34,6
|
-24,5
|
Trapani
|
15,1
|
-73,2
|
Sebbene al Nord il ritorno delle precipitazioni sia stato salutare per allentare la morsa della siccità di dicembre, il quadro complessivo in cui si inserisce questa situazione non si discosta dalla linea di tendenza che si è andata affermando negli ultimi anni e che ha trovato conferma proprio nei dati di pioggia riferiti alle città localizzate sul versante orientale dell'Italia.
Andrea Corigliano - MeteoNetwork