Ogni anno circa 16 milioni di temporali, qualche migliaio di tornado e un centinaio di cicloni tropicali - i fenomeni meteorologici più violenti in natura - mettono a soqquadro anche gli angoli più remoti del pianeta, mietendo circa 40.000 vittime (come dire, in media, più di 100 al giorno).

Ma i killer spietati di questa mattanza quotidiana sono solo la parte visibile di un iceberg, perché nella manciata di secondi che avrete impiegato a leggere questa pagina, altre migliaia di persone nel frattempo vedranno peggiorare il loro stato di benessere psicofisico - fino a rischiare, talvolta, la vita - a causa di eventi meteorologici di gran lunga meno drammatici dei tornado e degli uragani, ma comunque non meno insidiosi. Fenomeni apparentemente innocui come ondate di freddo o di caldo, venti intensi, variazioni brusche di temperatura, umidità e pressione dell'aria, forte concentrazione di cariche elettriche nell'aria, grave deterioramento della qualità dell'aria a causa di sfavorevoli condizioni meteorologiche, fanno ogni giorno più vittime di temporali, tornado e uragani messi insieme. La cosa non deve destare meraviglia e, anzi, oggi nessuno - nemmeno tra gli "addetti ai lavori" della medicina - mette più in dubbio che lo zampino del tempo sia presente nella maggior parte delle più comuni malattie, spesso come fattore di aggravamento ma, talvolta, come vera e propria causa scatenante della malattia stessa. Questo profondo legame tra condizioni atmosferiche e stato di benessere del nostro corpo era già stato sospettato, d'altra parte, nell'antichità, tanto che Ippocrate - il padre della moderna medicina vissuto ad Atene circa 2500 anni fa - suggeriva ai suoi allievi: "Se volete scoprire il perché delle malattie, rivolgete la vostra attenzione innanzitutto alle vicende giornaliere e stagionali del tempo".
Vittime e danni provocati dal tempo sono in aumento:
- più di 1 milione di miliardi di danni nel globo negli ultimi 10 anni;
- 120.000 morti nel biennio 1998-1999;
- nel ventesimo secolo 10 milioni circa di persone hanno perso la vita per alluvioni, nubifragi e tempeste;
- le grandi catastrofi del tempo sono passate dai 20 degli anni cinquanta alle 86 degli anni novanta;
- in Cina nel secoli scorsi si verificava in media un'alluvione ogni 20 anni mentre adesso se ne registrano 9-10;
- negli ultimi decenni in tutto il pianeta le alluvioni hanno causato un terzo circa delle perdite economiche da calamità naturali;
- nel 1998 l'uragano Mitch si lasciò alle spalle circa 10.000 morti (il più alto numero di vittime tra gli uragani degli ultimi 2 secoli), 3 milioni di sfollati e danni per 8,5 miliardi di dollari.
I mutevoli umori del tempo possono arrecare un'infinità di fastidi, dalla semplice stanchezza e dal banale raffreddore, fino a disturbi seri alla respirazione, alla circolazione sanguigna, al cuore e persino alla psiche.
Ad attentare al buon funzionamento delle vostre funzioni vitali o ad aggravare un malanno già preesistente sono, in primo luogo, gli eccessi del tempo che durano più giorni, ovvero "il troppo per troppo tempo": troppo caldo o troppo freddo, aria troppo umida o troppo secca, raggi solari troppo cocenti o troppo poca luce, venti troppo intensi, troppa elettricità nell'aria, troppi inquinanti, troppi pollini.
Ma qual è il "troppo"? Non esiste purtroppo una tabellina valida per tutti dove, per ogni elemento meteorologico, si possa specificare la soglia al di sopra della quale il nostro stato di salute e di benessere corre qualche pericolo. Le reazioni agli stress psicofisici provenienti dall'ambiente variano infatti da individuo a individuo. C'è chi sopporta bene il caldo e chi il freddo, chi perde la trebisonda ai primi timidi accenni di afa e chi invece si trova a proprio agio anche quando il caldo afoso tocca valori estremi. E le intemperanze del tempo possono addirittura scatenare una vera e propria malattia come nei "meteoropatici puri", ovvero in coloro che hanno un sistema di termoregolazione fuori taratura, il più delle volte per una malformazione congenita. Nella tabella seguente sono indicati i malesseri procurati da temperature troppo basse o troppo alte.
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Temperatura
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Sotto 5 °C
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Sotto 17 °C
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Sopra 31 °C
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Sopra 37 °C
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Infarto
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Ipertensione
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Ipotensione
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Infarto
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Collasso
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Ipotermia
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Febbre
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Collasso
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Infezioni respiratorie
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Tachicardia
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Asma
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Insufficienza cardiaca
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Sovralimentazione
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Inappetenza
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Tachicardia
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Disidratazione
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Impaccio nel muoversi
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Affaticamento
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Indolenza
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Indolenza
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Agitazione
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Stato comatoso
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Sonnolenza
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Irritabilità
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Torpore mentale
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Apprendimento ridotto
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Depressione
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Calo della memoria
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Depressione
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Tab. 1 - I "guai" procurati dal troppo caldo o troppo freddo.
Esistono differenze anche da un sesso all'altro. È noto infatti che le donne sono molto più freddolose dell'uomo, una diversità biologica che è spesso fonte di disaccordo e di battibecchi tra moglie e marito, come quando, ad esempio, si tratta di decidere, in inverno, il livello del riscaldamento domestico e l'uso o meno del piumone nel letto.
L'influenza del tempo varia anche con l'età. Il sistema di termoregolazione di anziani e bambini è infatti poco efficiente - nei primi per usura, nei secondi perché ancora non ben sviluppato - cosicché di fronte agli eccessi del tempo la risposta dell'organismo è pericolosamente inadeguata.
Ad esempio un bambino ha più probabilità di un adulto di scottarsi al sole perché, nonostante le spie sull'epidermide abbiano avvertito un'eccessiva radiazione solare, l'organismo non è però ancora sufficientemente addestrato a produrre melanina.
Anche nelle donne in menopausa, di fronte a stimoli sgradevoli provenienti dall'ambiente atmosferico, la risposta di difesa è quasi sempre mal dimensionata, il più delle volte esagerata ma talvolta anche inadeguata.
La donna in menopausa in genere avverte più caldo o più freddo di quanto in realtà non sia, ma con sensazioni la cui intensità muta da un giorno all'altro.
E che, in questi casi, il sistema di termoregolazione faccia un po' i capricci - messo fuori uso, sembra, da bruschi e irregolari sbalzi nella concentrazione di ormoni nel sangue - è testimoniato dalle fastidiose vampate di calore che affliggono le donne che stanno attraversando tale critico periodo della loro vita.
La capacità di reazione del nostro organismo agli eccessi del tempo si appanna un po' anche quando soggiorniamo per molti giorni in un clima diverso da quello al quale ci siamo adattati ovvero da quello che ha lasciato un imprinting nel nostro patrimonio genetico, maturato sulla medesima area geografica nel corso di millenni, generazione dopo generazione.
Una temperatura di 18 gradi, ideale per noi privilegiati abitanti delle miti sponde del Mediterraneo, verrebbe in realtà percepita come caldo intenso da un Esquimese e come fresco fastidioso, invece, per chi abitualmente vive negli iperassolati paesi tropicali.
I guai procurati dal tempo quando è "troppo", si moltiplicano ovviamente in tutte quelle situazioni nelle quali le condizioni meteorologiche sfavorevoli non solo sono al di là dei limiti individuali di sopportazione, ma anche di quelli climatici locali. Ad esempio, una temperatura di 10 gradi a Roma in pieno agosto, prenderebbe troppo alla sprovvista il nostro sistema di termoregolazione - ormai abituato, dopo 2 mesi di calura, a lavorare, sul "lato estivo" - il quale si verrebbe a trovare così nell'impossibilità di fare un brusco dietro front per approntare e ordinare linee di difesa di tipo quasi invernale. In questi casi raffreddore, mal di gola, mal di testa, dolori nevralgici e cose simili sono il minimo che ci possa capitare, anche se fino al giorno prima eravamo sani come un pesce!
Il tempo che insidia la nostra salute non è solo il "troppo", ma anche il tempo che muta "troppo in fretta", specie i repentini sbalzi di temperatura da un giorno all'altro.
Ne è una riprova il fatto che ci si ammala più facilmente nei paesi e nelle stagioni dove il tempo è più variabile.
In inverno capita spesso che, in una fredda giornata invernale, l'arrivo di venti caldi di Föhn facciano salire la temperatura sulla Val Padana occidentale da 3-6 °C a 16-20 °C nel volgere di poche ore. Un simile sbalzo di temperatura, per quanto rilevante, dovrebbe risultare, a prima vista, di per sé innocuo per la salute, visto che temperature intorno a 20° C cadono addirittura nell'intervallo di massimo benessere per il nostro corpo. Ma in realtà le cose non stanno proprio così. Il sistema di termoregolazione è infatti tarato per far fonte a sbalzi di temperatura, umidità e pressione atmosferica abbastanza contenuti tra un giorno e l'altro. Nella tabella seguente sono riportate le variazioni di temperatura, umidità e pressione ben sopportate dal nostro organismo passando da un giorno all'altro.
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Temperatura
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Umidità
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Pressione
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< 4-6° C
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< 20%
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< 4-5 hPa
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Un'indagine del Servizio Meteorologico tedesco su 2.300.000 decessi registrati dal '68 al '93 nel Baden-Würtemberg, ha messo in luce che, in corrispondenza a forti sbalzi di temperatura il tasso di mortalità aumentava del 10% circa.
In alcune città degli Stati Uniti sono stati osservati incrementi anche del 50% nel tasso di mortalità giornaliero in occasione di bruschi rialzi termici in estate.
È stato già detto che nel sopportare l'inclemenza del tempo ci dà una mano anche la capacità di adattamento maturata dall'organismo nel corso di millenni, anche se sembra che le nostre reazioni agli eccessi e ai mutevoli umori del tempo si sia un po' appannata nel corso degli ultimi decenni. Il motivo? Le comodità e il comfort offerti dalle moderne tecnologie: tessuti sintetici e di lana; case in muratura con pareti e tetti ben coibentati; termosifoni, condizionatori e deumidificatori e, per finire, nel letto, al posto dell'antico scaldaletto, una termocoperta con termostato incorporato! Ebbene tutte queste comodità risparmiano senza dubbio al nostro corpo le sofferenze del caldo e del freddo ma, nello stesso tempo, hanno impigrito per mancanza di esercizio il sistema di termoregolazione, che ormai si comporta come un orologio con gli ingranaggi un po' arrugginiti. Ne volete una riprova? Le statistiche mediche indicano, da sempre, per le malattie cardiache, una più alta mortalità in inverno e in estate piuttosto che nelle altre stagioni. E fin qui nulla di nuovo. Ma la differenza di mortalità tra le stagioni "forti" e quelle intermedie, molto netta negli anni '30-40, è andata via via riducendosi fino agli anni '70, per poi risalire - ed è questo l'aspetto curioso - nell'ultimo ventennio. La diminuzione delle malattie cardiache dagli anni '40 agli anni '70 può essere spiegata con la migrazione dalle campagne alle città, con conseguente miglioramento della qualità della vita per merito di efficaci sistemi di riscaldamento in inverno e di condizionamento in estate.
Negli ultimi anni abbiamo perso l'abitudine a sopportare gli sbalzi di temperatura: tolleriamo meno che nel passato la canicola estiva e il freddo siberiano in inverno.
Questo spiega perché le malattie cardiache sono tornate ad aumentare nelle stagioni forti.
La minore capacità di sopportazione degli eccessi del tempo rispetto al passato è in parte legata anche al processo di "estremizzazione del clima" attualmente in atto, ovvero all'aumento, in intensità e in frequenza, dei fenomeni estremi (ondate di caldo o di freddo, temporali, nubifragi, siccità, ecc.), una probabile conseguenza dell'incremento dei gas serra. Ma di questo ne riparleremo più avanti.
Paolo Corazzon