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Luna, tempo e clima

30/10/2008

Provate ad osservare con attenzione e con un po' di pazienza le indicazioni del vostro barometro durante una quieta giornata con tempo bello e stabile. Scoprirete che la lancetta nelle 24 ore fa una specie di danza all'insù e all'ingiù lungo la scala graduata. Non preoccupatevi, la cosa è normale e non va attribuita ad un possibile malfunzionamento dello strumento.

In effetti, è soltanto la variazione giornaliera del peso della colonna d'aria che grava sulla vostra testa a far sì che al mattino la pressione atmosferica salga fino a raggiungere un valore massimo intorno alle ore 10. Poi inizia a scendere e solo intorno alle 16 arresta la sua caduta, dopo di che però l'indice riprende a segnare valori via via crescenti fino alle ore 22. Ma a questo punto ancora una volta inverte rotta, toccando un nuovo valore minimo intorno alle 4 del mattino, e così via.

Non è certo difficile riconoscere in questa periodica variazione diurna della pressione la presenza nell'atmosfera di un'onda semidiurna di marea, molto simile a quella che quasi ogni 12 ore genera l'alta marea negli oceani. Ma da chi viene sprigionata la forza che solleva l'atmosfera con un ritmo giornaliero così regolare? Non può certo derivare dalla Luna perché, come è ben noto, le maree semidiurne dell'astro non si riproducono ogni giorno alla stessa ora, essendo ritardate le une dalla altre da un intervallo superiore, anche se di poco, alle 12 ore. In realtà a guidare la danza giornaliera della pressione atmosferica è il Sole. Infatti i suoi raggi surriscaldano gli strati atmosferici dell'emisfero illuminato, specie quelli al di sopra di 10-30 chilometri d'altezza, ove appunto esistono sostanze - come l'ozono stratosferico, quello "buono" messo a mal partito dal Freon delle bombolette spray - che hanno la capacità di catturare quasi integralmente la radiazione ultravioletta solare, proprio quella a più alto contenuto energetico.

Il riscaldamento della atmosfera a sua volta si ripercuote, con un ritardo di 2-3 ore rispetto al passaggio del Sole allo zenit, in un alleggerimento dell'intera colonna d'aria che grava al suolo, con conseguente diminuzione della pressione atmosferica. In maniera analoga a quanto avviene nelle maree oceaniche e per ragioni sulle quali qui preferiamo sorvolare, la caduta della pressione si manifesta anche sul meridiano opposto a quello che ha all'istante il Sole sulla verticale. E questo è il motivo per cui la pressione raggiunge un valore minimo due volte al giorno, alle 4 e alle 16 appunto. E' evidente dunque che in un medesimo luogo l'oscillazione del barometro è sincronizzata soltanto con i ritmi scanditi dall'apparente movimento giornaliero del Sole intorno alla Terra, anche se in realtà viene poi un po' attenuata o amplificata da parte della marea atmosferica sollevata comunque dall'attrazione gravitazionale della Luna.

Alle nostre latitudini l'ampiezza dell'onda barica diurna - ovvero la differenza tra i valori massimi e quelli minimi raggiunti nel corso delle 24 ore - è di quasi 1 hPa, un valore senza dubbio modesto, ma ancor più modesto (in media appena 0.05 hPa) è l'effetto Luna. Ed anche quando il contributo lunare sale a 0.1 o 0.2 hPa - come si verifica nella fase di plenilunio e, soprattutto, di novilunio - ci troviamo comunque di fronte ad una variazione di pressione apparentemente insufficiente per giustificare significativi mutamenti nelle condizioni del tempo, per il fatto che in genere le diminuzioni di pressione osservate durante il passaggio delle tipiche perturbazioni delle nostre latitudini - depressioni mobili e i relativi inseparabili fronti - hanno un valore prossimo a 5-10 hPa al giorno.

Ma allora esiste o non esiste un effetto Luna sul tempo? La risposta sarebbe stata un no deciso e senza appello se la domanda fosse stata posta 40 o 50 anni or sono, quando ancora non era nota l'esistenza dell'effetto farfalla, ovvero la capacità dei piccoli moti atmosferici di propagarsi a scale spaziali e temporali via via più grandi, allontanando in tal modo sempre di più l'evoluzione del tempo dal percorso previsto sulla base delle classiche leggi deterministiche della Fisica. E' infatti ormai assodato - grazie all'intuizione di Edward Lorentz (1963) - che proprio la progressiva amplificazione delle piccole inapprezzabili perturbazioni locali è la principale causa dei grandi sconvolgimenti dell'atmosfera.

Non può essere allora che anche variazioni periodiche così piccole della pressione atmosferica possano consentire in talune situazioni meteorologiche di oltrepassare la soglia critica che separa, ad esempio, le condizioni di "pioggia sì " da quelle di "pioggia no"? La risposta alla...prossima puntata.

Mario Giuliacci
(articolo tratto dal libro Se non ci fosse la luna... - Mario Giuliacci, Mursia editore)

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