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La tempesta perfetta

30/10/2008

Hollywood racconta il clima violento: la Tempesta Perfetta
(tratto dal libro I Protagonisti del Clima - Andrea Giuliacci, Alpha Test editore)

Fine ottobre e novembre sono mesi caratterizzati da condizioni climatiche in rapida evoluzione in tutti gli Stati Uniti Orientali. Difatti in tale periodo gelidi venti occidentali, provenienti dal Canada, iniziano, con una certa regolarità, a fare rapide incursioni nelle grandi pianure degli USA. In contrapposizione, più a Est, l'Oceano Atlantico è ancora molto caldo, e talvolta su queste acque si formano anche uragani di fine stagione. Il contrasto tra due masse d'aria così differenti - quella fredda proveniente dal Canada e quella più calda sopra la superficie oceanica - è appunto la miccia che talvolta innesca violentissime tempeste appena al largo del Nord America. Queste tempeste, note sulla costa Atlantica degli USA come le "Nor'Easters" (così chiamate per gli intensi venti Nord Orientali che si abbattono sul continente) hanno affondato in passato numerosi battelli, e hanno una pessima fama tra i pescatori della regione. Tuttavia, è bizzarra la concomitanza di eventi che portò alla formazione della tempesta di Halloween, in realtà un ibrido tra le più violente tempeste delle medie latitudini e i temibili cicloni tropicali. Chiamata la tempesta perfetta dai meteorologi del National Weather Service, questa tremenda manifestazione climatica affondò il peschereccio Andrea Gail, e da tale evento ha preso spunto il noto film "Perfect Storm", e che appunto narra i tragici eventi dell'autunno 1991. Tutto iniziò il 28 ottobre 1991 quando un vasto fronte freddo che stava scivolando lungo il nordest degli USA generò una depressione extratropicale a qualche centinaio di chilometri al largo della Nuova Scozia, la quale poi si approfondì rapidamente, diventando, già la sera del medesimo giorno, il sistema meteorologico dominante in tutto l'Atlantico Settentrionale. Nel frattempo l'uragano Grace, che si era formato appena il giorno prima e inizialmente in movimento verso nordovest, fece una repentina deviazione verso est, spinto dalle forti correnti occidentali presenti lungo il bordo meridionale della depressione extratropicale in rapida intensificazione. La sera del 29 ottobre, il fronte freddo, collegato al centro di bassa pressione, indebolì e poi distrusse rapidamente la struttura ciclonica di Grace, quando questo si trovava ancora nei pressi delle Bermuda. Ciò che rimase di Grace, soprattutto in termini di umidità negli strati medio-alti, venne risucchiato nella parte più esterna della depressione extratropicale, dandogli la spinta per una ulteriore intensificazione: già il giorno successivo risultava ormai impossibile distinguere ciò che rimaneva di Grace dal resto del sistema. Nelle ore che seguirono la depressione si mosse verso Sud, continuando a guadagnare energia, e raggiungendo nel pomeriggio del 30 ottobre il massimo di intensità, con un minimo di pressione di 972 mb e venti da 215 chilometri orari. Dopo aver raggiunto l'apice, il centro di bassa pressione scivolò verso sudovest, e la pressione nel suo centro, durante il 31 ottobre, risalì fino a 998 mb. Durante questa prima fase, allungata a Nord della depressione in rapida intensificazione, si trovava una robusta area di alta pressione, che dal Golfo del Messico, attraverso i Monti Appalachi, si estendeva fino alla Groenlandia. La forte differenza di pressione tra l'area anticiclonica sul Canada (massimo di 1043 mb) e il centro di bassa pressione, diede origine a venti violenti che misero a soqquadro i mari e le coste orientali degli USA, tanto che il 30 ottobre molte imbarcazioni furono investite da raffiche di 180-210 km/ora, mentre alcune boe sonda del NOAA registrarono onde alte fino a 13 metri (più di una palazzina di 4 piani!). Le coste della Carolina del Nord furono spazzate per 5 giorni consecutivi da venti intorno ai 60-70 km orari, mentre nel Massachussetts i venti raggiunsero picchi quasi da uragano (punte anche di 125km allora). I danni maggiori però vennero provocati dalle eccezionali ondate e dalle elevate maree che sommersero ampi tratti di costa: onde tra 1 e 10 metri furono osservate dalla Carolina del Nord fino alla Nuova Scozia, e nel New Jersey si registrò uno dei più alti livelli di marea del secolo scorso, superato solo da quello che si ebbe in concomitanza al passaggio dell'uragano Great Atlantic del 1944. Presumibilmente, proprio in questa prima fase di crescita della tempesta, si consumò la tragedia del Andrea Gail: il peschereccio, con i suoi 6 membri di equipaggio affondò molto probabilmente nella notte tra il 28 e il 29 ottobre, investito dal nucleo della tempesta. Ma quella della Andrea Gail non fu l'unica disgrazia causata dalla tempesta perfetta. Lo stato di calamità naturale venne difatti proclamato in 7 contee del Massachussetts, 5 del Maine e 1 del New Hampshire; 2 persone morirono affogate al largo di Staten Island in seguito al ribaltamento della loro barca; un pescatore morì invece trascinato via da un'ondata mentre pescava su un ponte nello stato di New York, e un altro perse la vita risucchiato dalla furia dell'oceano mentre pescava da un'altura lungo le coste del Rhoden Island. In totale il cataclisma fece 10 vittime e qualche centinaio di milioni di dollari in danni. Ma la parte forse più bizzarra di questa storia sta nel suo epilogo. Allontanandosi dalle coste americane nel suo moto verso sud, la tempesta il 31 ottobre sorvolò la Corrente del Golfo. Vicino al centro del sistema, per effetto dei moti ascensionali innescati dalla calde acque della Corrente, si svilupparono imponenti nubi temporalesche cosicché la depressione assunse progressivamente, durante il 31 ottobre, caratteristiche tropicali. Il 1 novembre lo sviluppo di nubi convettive crebbe al punto che, nello stesso giorno, nel nucleo della tempesta si generò la struttura tipica di un ciclone tropicale: la tempesta perfetta era ora diventata un vero e proprio uragano. Certo, un ciclone tropicale un po' anomalo però nella sua genesi, perché nato da una depressione extra-tropicale (mentre in genere avviene il contrario). Ecco perché fu deciso di non assegnargli alcun nome cosicché quel ciclone è anche conosciuto come "l'uragano senza nome".

Andrea Giuliacci

 

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